Il 19 gennaio torna puntuale il giorno che domina ogni classifica del malumore: il Blue Monday. Una data che, anno dopo anno, riempie i social di post malinconici e meme esistenziali. Ma perché proprio oggi dovrebbe essere il giorno più triste dell’anno? La risposta è meno profonda di quanto sembri e molto più curiosa.
Perché lunedì 19 gennaio 2026 è il Blue Monday?
L’idea nasce una decina di anni fa grazie allo psicologo inglese Cliff Arnall, che mise insieme una serie di fattori tra i più disparati: giornate corte, meteo poco incoraggiante, sensi di colpa post-feste e la difficoltà a riprendere il ritmo dopo il periodo natalizio. Combinando queste variabili, Arnall arrivò a una formula che decretava il terzo lunedì di gennaio come il più pesante dell’anno.
La presunta scoperta, però, non ha nulla di scientifico. Lo stesso Arnall ha poi ammesso di essere stato pagato dall’agenzia turistica Sky Travel, che cercava un pretesto perfetto per lanciare nuove offerte sui viaggi. Insomma, più che una formula matematica, un’abile strategia di marketing.
Oggi sappiamo che il Blue Monday è una trovata pubblicitaria diventata tradizione, ma questo non impedisce al penultimo lunedì di gennaio di trasformarsi in un’occasione per coccolarsi un po’. Tra promozioni, sconti e iniziative di ogni tipo, il Blue Monday è entrato nell’immaginario collettivo come un piccolo rituale di sopravvivenza invernale. Basta non prenderlo troppo sul serio. Buon Blue Monday a tutte e tutti.
Blue Monday, solo una trovata pubblicitaria? Un altro modo per guardarlo
Al di là della bufala, il Blue Monday è anche un promemoria: l’inverno è lungo, le giornate fredde non aiutano l’umore e gennaio porta con sé più stanchezza che novità. Prendersi un momento per sé, rallentare o concedersi qualcosa che fa stare bene non richiede alcuna formula matematica. Se serve un pretesto, eccolo.
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