Roma – Giovani e donne a rischio marginalità, grazie all’agricoltura sociale, potranno inserirsi nel mondo del lavoro e, al tempo stesso, essere protagonisti di un percorso di legalità, valorizzando un bene confiscato alla mafia a San Giuseppe Jato, il centro Di Matteo sottratto al boss Bernardo Brusca e intitolato alla memoria del piccolo Giuseppe. È l’obiettivo del progetto “Chi semina racconta”, finanziato dalla presidenza del Consiglio dei Ministri con 219mila euro, e realizzato dalla Cooperativa sociale Placido Rizzotto, da Libera Palermo, da Orizzonte Donna onlus e dalla Rete delle Fattorie sociali Sicilia.
Il progetto durerà 18 mesi e coinvolgerà 10 giovani donne disoccupate, in condizione di disagio o ragazze madri, dai 18 ai 35 anni, che hanno bisogno di un sostegno socio-lavorativo e che saranno formate per organizzare e gestire attività di agricoltura sociale. Antonella Massimino, vicepresidente di Orizzonte Donna Onlus: “La maggior parte di noi – spiega – ha avuto dei passati difficili, ma andiamo avanti e facciamo andare avanti altre persone”.
Il progetto prevede sei fasi e si svolgerà nel territorio dell’Alto Belice, in provincia di Palermo, dove la disoccupazione giovanile tocca punte del 70% e quella femminile del 44%, con una forza lavoro dedicata per la maggior parte al terziario e all’industria.