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Video News 29/09/2015

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Pubblicato il 29/09/2015
Di Team Digital
Video News 29092015

Le tele di Anselm Kiefer, anatomia della ricerca di speranza

Milano – Le sette torri nascono dalla ricerca di un cammino spirituale, che prevede necessariamente il passaggio attraverso la dimensione ontologica delle rovine. Ma che sa anche guardare oltre, non negandosi almeno la possibilità di speranza. Sono i “Sette Palazzi Celesti” di Anselm Kiefer, poderosa opera site specific per HangarBicocca datata 2004, il cui allestimento nello spazio milanese della Pirelli è stato ora rinnovato con cinque dipinti di grandi dimensioni dell’artista tedesco.


Il percorso espositivo, chiaramente collocato in uno spazio che è altro ed è universale, parte con due tele di 6 metri per 7,60 che raffigurano paesaggi desertici, sui quali però Kiefer ha applicato dei semi di girasole neri che divengono come delle stelle mondane e che rappresentano, anche nella enorme e successiva tela doppia, il senso di una speranza di rinascita, contrapposta all’aridità opprimente e apparentemente infinita.


La quarta opera, “Jaipur”, dialoga più esplicitamente con i Palazzi e rappresenta una piramide capovolta sotto un cielo stellato che, se non fosse così concreto, ci verrebbe voglia di definire kantiano. Ma ancora una volta, attraverso la numerazione della Nasa, le stelle scendono a terra e allargano la prospettiva, anche se quelle stesse cifre a qualche spettatore potrebbero ricordare i numeri tatuati sulla pelle degli internati nei campi di sterminio.


E poi in fondo al percorso, drammatico e accidentato attraverso il mondo dei Palazzi di Kiefer, che è un mondo spirituale e concreto nello stesso tempo, si scorge qualcosa, un approdo per il viandante solitario, sotto il tracciato di un arcobaleno che vuole rappresentare, attraverso un dipinto di 11 metri che da vicino ha la matericità di una scultura, la “Storia della salvezza tedesca”, attraverso i nomi dei pensatori che l’hanno ritenuta possibile grazie alle figure cosmico-storiche e di quelli che invece hanno puntato sul riconoscimento della propria identità individuale.


In mezzo c’è una landa vuota da attraversare. Ma la sensazione è che, come diceva Holderlin, anche questo sia un viaggio “sempre verso casa”. Qui, adesso. Milano, anno 2015.


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