Torino – Un romanzo di fantascienza del 1950 trasformato in una mostra di arte contemporanea, oppure una esposizione che vuole dare un “luogo figurativo” al libro. Se decidete di entrare nella Norma Mangione Gallery di Torino per scoprire cosa ci sia dietro il titolo accattivante di “So much more than the sum of its tropes”, sappiate che la vostra esperienza potrebbe essere molto particolare, all’insegna di una sensazione di stordimento che è anche quella che sorregge la lettura del romanzo “Cristalli sognanti” di Theodore Sturgeon, cui è ispirata. E sappiate anche che il curatore è il sempre dinamico e multidisciplinare Gianluigi Ricuperati. “Quello che stiamo vedendo – ci ha detto Ricuperati – è un romanzo trasformato in mostra. La colonna che sta al centro di questo spazio viene usata come una sorta di incipit o guida alla lettura, ma anche come una sorta di poesia concreta”.
Nel romanzo di Sturgeon i cristalli dominano il mondo, replicando le cose e sulla stessa falsariga, di ricerca a metà strada tra la percezione e la narratività, si muovono anche le opere in mostra, dalla mano amputata di Raphael Danke, ai cristalli stampati in 3D di NUCLEO, passando per i lavori di Michael E. Smith o i pezzi unici di Patricia Urquiola. “Ognuna di queste opere – ha aggiunto Ricuperati – ha una relazione con il romanzo, con alcuni tropi, alcune figure, alcuni motivi del libro e girando intorno alla colonna e alle varie aree di questa piccola mostra, di questo piccolo tentativo di trasformare un romanzo in una mostra, si ha la percezione di vivere nella logica narrativa di un libro veramente fantascientifico”.
Una intera sala della galleria di Norma Mangione è poi dedicata agli interventi di Elisa Sighicelli sulle varie edizioni del romanzo di Sturgeon. “Ogni copertina – ci ha spiegato l’artista – in qualche modo mi suggeriva il modo in cui poteva essere trasformata e in questo modo i libri si sono trasformati in degli oggetti, hanno completamente perso la loro funzione di contenitori di segni e si sono trasformati in qualche cosa d’altro che non so bene che cosa sia”.
È difficile dire anche che cosa sia alla fine l’intera esposizione. Ma certamente il risultato supera la semplice somma delle parti e la sensazione con cui si esce dalla galleria è quella di avere visto una mostra che potrebbe venire ricordata anche tra molto tempo, soprattutto per la forma mentale con cui è stata concepita, come “un tempio per mercanti d’insicurezza”. Spesso è in luoghi di questo tipo che si incontra, magari senza riconoscerlo subito, il Nuovo.