Dopo il caso di Taylor Swift, anche in Italia arriva una mossa concreta per contrastare i deepfake musicali generati dall’intelligenza artificiale
Deepfake AI, la svolta di Giusy Ferreri per difendere la sua voce
La voce non è solo una voce. È firma, impronta, riconoscibilità immediata. E, nell’epoca dei deepfake musicali generati dall’intelligenza artificiale, può diventare anche un terreno delicatissimo da proteggere. Dopo il caso di Taylor Swift, anche in Italia arriva una mossa concreta: Giusy Ferreri ha deciso di depositare il proprio timbro vocale come marchio sonoro presso l’European Union Intellectual Property Office.
A rivelarlo è stato l’avvocato della cantante a Repubblica, spiegando il senso di questa scelta: “Nell’era dell’intelligenza artificiale la riconoscibilità della voce assume un ruolo centrale anche rispetto a utilizzi non autorizzati, imitazioni e riproduzioni sintetiche”. Una frase che fotografa perfettamente il momento: oggi i software di AI sono sempre più capaci di replicare voci celebri partendo da pochi campioni audio.
Il risultato? Contenuti realistici, spesso difficili da distinguere dagli originali, che aprono domande enormi su diritto d’autore, consenso e utilizzo dell’identità vocale. Con questa decisione, Giusy Ferreri diventa di fatto la prima artista europea a scegliere questa strada per difendersi dalla clonazione digitale della voce.
Depositare il proprio timbro come marchio significa trasformarlo in un bene giuridicamente protetto. In altre parole: una tutela in più per agire contro imitazioni o utilizzi non autorizzati realizzati tramite AI. Una mossa che suona come un segnale chiaro: nel futuro della musica, anche la voce avrà bisogno di una corazza legale.
Foto: LaPresse.