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Laura Pausini blocca il live e chiede la maschera d’ossigeno: l’episodio che ha fatto tremare i fan a Quito

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Pubblicato il 28/04/2026
Di Team Digital
Laura Pausini blocca il live e chiede la maschera dossigeno lepisodio che ha fatto tremare i fan a Quito


8.000 spettatori con il fiato sospeso. Venerdì 24 aprile, durante il concerto di Laura Pausini a Quito, un dettaglio ha fatto scattare l’allarme tra i fan: la cantante ha interrotto l’esibizione per indossare una maschera d’ossigeno. Un momento di apprensione, subito stemperato dalla sua ironia, che ha riportato l’attenzione su una sfida poco conosciuta degli artisti in tour: esibirsi ad alta quota.


Laura Pausini e la maschera d’ossigeno: cosa è successo davvero sul palco


L’episodio è avvenuto al Palazzetto dello Sport General Rumiñahui, durante una tappa dell’Io Canto World Tour. Dopo alcuni minuti di performance, Laura Pausini ha chiesto una bombola d’ossigeno, indossando la maschera davanti al pubblico senza filtri. “Si può parlare mentre si indossa questa maschera, o è meglio di no?”, ha domandato sorridendo, trasformando un potenziale momento di tensione in una gag condivisa con i presenti. Le immagini, catturate dagli smartphone dei fan, sono diventate virali in poche ore, scatenando reazioni contrastanti: c’è chi ha esaltato la sua professionalità, chi ha sottolineato la sua capacità di gestire l’imprevisto con leggerezza.


Perché Laura Pausini ha usato l’ossigeno? La spiegazione scientifica


La risposta è semplice: altitudine. Quito, capitale dell’Ecuador, si trova a 2.850 metri sul livello del mare, dove la pressione atmosferica è più bassa e l’ossigeno nell’aria è ridotto. Per chi non è abituato, questo può causare affaticamento, vertigini e difficoltà respiratorie, soprattutto durante uno sforzo fisico intenso come un concerto. Cantare per tre ore consecutive, muovendosi sul palco, richiede un impegno respiratorio notevole: l’ossigeno supplementare diventa così una soluzione comune per artisti che si esibiscono in città ad alta quota, dove l’adattamento del corpo richiede tempo.


Non è la prima volta: il precedente di Città del Messico


Per Laura Pausini non si tratta di un caso isolato. Già nel 2024, durante un concerto a Città del Messico (2.240 metri di altitudine), aveva dovuto ricorrere alla stessa soluzione. Anche in quell’occasione, aveva affrontato la situazione con ironia: “Se non svengo adesso, svengo”, aveva commentato, minimizzando l’accaduto. Un atteggiamento che riflette il suo rapporto con il pubblico, basato sulla trasparenza e sulla capacità di sdrammatizzare anche i momenti più delicati.


I fan difendono Laura Pausini: “Gioca in un campionato diverso”


Le reazioni sui social non si sono fatte attendere. “Ci ha regalato 3 ore di concerto a 2800 mt con un’energia e una voce incredibile, Laura è una dea!”, ha scritto una follower su Instagram. Altri hanno sottolineato la sua autenticità: “A 51 anni è ancora bella, carismatica e ci trasmette energia positiva. Rimani sempre così”. Critiche ingiuste e incomprensioni sembrano non scalfire la sua immagine, anzi: per molti, l’episodio ha confermato la sua resistenza e la sua capacità di gestire situazioni estreme senza perdere il contatto con il pubblico.


Mal di montagna e tour internazionali: un rischio sottovalutato


L’episodio di Laura Pausini ha riportato l’attenzione su un aspetto spesso trascurato dei tour internazionali: l’adattamento all’altitudine. Artisti che si spostano rapidamente da una città all’altra, senza il tempo di acclimatarsi, possono incorrere in problemi simili. L’ossigeno supplementare diventa così uno strumento di prevenzione, utilizzato non solo per garantire la performance, ma anche per evitare complicazioni più serie. Un dettaglio che, come dimostra il caso di Pausini, può trasformarsi in un momento di connessione con i fan, se gestito con naturalezza.


Ecco il video:




Foto: gigiaventuras.


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10 Giu 2020 - 12:57
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