Altro che zanzare nell’ambra come in Jurassic Park: per riportare in vita il dodo, la scienza si affida all’intelligenza artificiale. Colossal Biosciences ha annunciato di aver ricostruito il 95% del genoma dell’uccello scomparso da Mauritius nel XVII secolo e di aver individuato circa 2.300 possibili bersagli genetici su cui intervenire. Nessun dodo in arrivo, per ora, ma la de-estinzione, frontiera ambiziosa e controversa delle biotecnologie, fa un passo avanti.
Dodo e GenoMorph: la “mappa del tesoro” dell’IA
GenoMorph è la piattaforma che unisce genetica comparata, biologia dello sviluppo e analisi tridimensionale delle forme anatomiche per scovare il DNA responsabile dei tratti di una specie. Per il dodo, soprattutto il grande becco ricurvo e la struttura del cranio. Ricostruire il genoma, infatti, non basta: bisogna capire quali geni e quali meccanismi di regolazione abbiano disegnato quell’anatomia.
Il ceo di Colossal Ben Lamm la paragona a una “mappa del tesoro” che restringe centinaia di migliaia di modifiche possibili ai bersagli più promettenti: l’IA, che ha studiato cranio e becco di oltre 70 uccelli viventi, non ricrea l’animale: indica dove cercare le istruzioni per ricostruirne le sembianze. Come spiega la responsabile scientifica Beth Shapiro, esiste un solo genoma di riferimento del dodo, “troppo poco per applicare i consueti metodi comparativi”. I 2.300 elementi candidati vanno ora verificati in laboratorio: non sono altrettante modifiche già efficaci, ma un campo di ricerca finalmente circoscritto.
Il piccione delle Nicobare, il parente vivente del dodo
Il protagonista della prossima fase è un uccello dall’aspetto ben diverso: il piccione delle Nicobare, dal piumaggio iridescente verde e ramato, diffuso in alcune isole del Sud-est asiatico. Ma è il parente vivente più prossimo del dodo, quindi il candidato ideale per provare a ottenere un animale con caratteristiche simili. In Texas la colonia sperimentale di Colossal conta già 36 esemplari, senza una data per la schiusa del primo uovo: il salto da un DNA modificato a un organismo vitale e fertile resta enorme.
Dove vivrebbe il dodo? Da Mauritius ai lupi di Colossal
Lamm elenca le sfide aperte: individuare le modifiche davvero necessarie, introdurne molte insieme, trasmetterle alle generazioni successive e preparare un ambiente adatto. Colossal è già al centro del dibattito: il topo lanoso e i tre lupi modificati per ricordare il dire wolf non erano specie tornate dal passato, ma animali esistenti con alcuni tratti degli estinti.
E poi c’è la domanda forse più complessa: dove vivrebbe il dodo? Mauritius non è più l’isola di quattrocento anni fa, tra habitat ridotti e specie invasive. Colossal dice di lavorare con governo, ricercatori e ambientalisti per ripristinare gli ambienti, con benefici anche per le specie autoctone. Nessun sito di reintroduzione, assicura, prima di valutazioni ecologiche e consultazioni con le comunità locali.
Una nota: nel secondo paragrafo ho una doppia punteggiatura (“…non ricrea l’animale: indica…” dopo la virgola dell’inciso). Se preferisci, sostituisci con: “l’IA, che ha studiato cranio e becco di oltre 70 uccelli viventi, non ricrea l’animale ma indica dove cercare…”.