Il Cile scrive una pagina storica nella lotta all’inquinamento da plastica. Similmente a come succederà in Europa, da febbraio 2026, nei ristoranti, nelle mense e nei servizi di delivery del Paese è vietato l’uso di plastica monouso. Una rivoluzione normativa che impone alternative riutilizzabili, compostabili o riciclate, con l’obiettivo di ridurre i milioni di tonnellate di rifiuti prodotti ogni anno dal settore alimentare.
Approvata all’unanimità nel 2021, la Legge n. 21.368 è entrata in vigore solo ora, dopo anni di attesa. Il suo obiettivo? Ridisegnare il consumo di contenitori e utensili nei locali pubblici, spingendo verso un’economia circolare. Ma cosa prevede esattamente?
- Divieto assoluto di plastica monouso per il consumo sul posto (posate, bicchieri, piatti, cannucce).
- Limitazioni per l’asporto: solo materiali compostabili certificati o recuperabili.
- Bottiglie in plastica: devono contenere una percentuale minima di rPET (plastica riciclata).
- Trasparenza obbligatoria: i locali devono informare i clienti sulla composizione dei prodotti.
Chi deve adeguarsi (e in quanto tempo)
Non si tratta di un divieto improvviso. Le grandi aziende hanno avuto un anno di tempo per conformarsi, mentre le piccole imprese godono di una fase di transizione più lunga. L’obiettivo non è punire, ma accompagnare il cambiamento. Tra i prodotti banditi: Posate, bicchieri e piatti di plastica, contenitori in polistirene espanso (il classico “polistirolo”).
Ma la legge lascia spazio alle alternative:
- Prodotti riutilizzabili (vetro, acciaio, ceramica)
- Materiali compostabili certificati (come quelli di I AM NOT PLASTIC)
- Plastica riciclata (per le bottiglie)
La certificazione è tutto: perché “biodegradabile” non basta
Attenzione alle etichette fuorvianti. La legge cilena non accetta generiche diciture come “biodegradabile”: servono certificazioni internazionali che garantiscano la compostabilità in condizioni controllate. Un dettaglio non da poco per i ristoratori, che rischiano sanzioni in caso di inadempienza.
La Legge REP: quando la responsabilità è dei produttori
La normativa sulle plastiche monouso si inserisce in un quadro più ampio, la Legge REP (Responsabilità Estesa del Produttore). In pratica, chi immette sul mercato contenitori e imballaggi deve occuparsi anche del loro recupero e riciclo. Un modello che sposta l’onere dai cittadini alle aziende, in linea con le direttive europee.
Un modello per il mondo?
Il Cile non è il primo Paese a dire basta alla plastica usa e getta. Nuova Zelanda, Nigeria e diverse città europee hanno già adottato misure simili. Ma la legge cilena si distingue per chiarezza, gradualità e integrazione con altre normative ambientali.
La vera sfida, però, è culturale. Riusciranno i consumatori ad abituarsi a posate compostabili o a bottiglie con plastica riciclata? E i ristoratori sapranno cogliere l’opportunità per comunicare la propria scelta green?
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