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Il buco dell’ozono si sta restringendo velocemente: perché gli scienziati parlano di “segnale incoraggiante”

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Pubblicato il 13/03/2026
Di Team Digital
Il buco dellozono si sta restringendo velocemente perch gli scienziati parlano di segnale incoraggiante


Il 2025 potrebbe essere ricordato come l’anno in cui il buco dell’ozono sopra l’Antartide ha iniziato a dare segnali concreti di ripresa. I dati raccolti dai satelliti e dai palloni sonda raccontano una storia diversa dalle stagioni precedenti: dimensioni ridotte, chiusura anticipata e concentrazioni di ozono più alte. Ma cosa c’è davvero dietro questi numeri? E perché gli scienziati, pur con cautela, parlano di “passaggio importante”?


Buco dell’ozono 2025: dimensioni minime e chiusura anticipata


Per la prima volta dopo sei anni, il buco dell’ozono antartico ha raggiunto la sua estensione più piccola. Non solo: si è chiuso già all’inizio di dicembre, ben prima rispetto ad alcune stagioni recenti. I ricercatori del Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS) hanno registrato valori di ozono superiori alla media, con un minimo stagionale di 147 Dobson Units – un dato che indica una quantità maggiore di ozono nella colonna atmosferica rispetto agli anni tra il 2020 e il 2023, quando il fenomeno era stato particolarmente intenso.


A giocare un ruolo chiave sono stati due fattori naturali: un vortice polare più debole e temperature stratosferiche più miti. Il vortice polare, quel gigantesco anello di venti che intrappola l’aria fredda sopra l’Antartide, nel 2025 ha perso forza, permettendo all’aria ricca di ozono proveniente da latitudini inferiori di mescolarsi con quella antartica. Allo stesso tempo, le temperature più alte hanno ridotto la formazione delle nubi stratosferiche polari, strutture ghiacciate che accelerano la distruzione dell’ozono.


Perché il buco dell’ozono si forma ogni anno (e perché il 2025 è diverso)


Il buco dell’ozono non è un evento casuale, ma un fenomeno stagionale che si ripete con regolarità. Durante l’inverno australe, l’assenza di luce solare e le temperature estremamente basse favoriscono la formazione di nubi di ghiaccio nella stratosfera. Su queste superfici, i composti del cloro – residui di sostanze chimiche bandite dal Protocollo di Montreal – si attivano e, con il ritorno del sole in primavera, distruggono le molecole di ozono.


Negli ultimi anni, però, questo meccanismo è stato influenzato da eventi naturali. L’eruzione del vulcano Hunga Tonga nel 2022, ad esempio, ha immesso nella stratosfera enormi quantità di vapore acqueo, raffreddando ulteriormente l’aria e amplificando la distruzione dell’ozono. Per questo, tra il 2020 e il 2023, il buco aveva raggiunto dimensioni record. Il 2025, invece, ha invertito la tendenza.


Protocollo di Montreal: dopo 40 anni, i primi risultati tangibili


Se oggi possiamo parlare di segnali positivi, il merito va a una decisione presa quasi 40 anni fa. Il Protocollo di Montreal, firmato nel 1987, ha avviato l’eliminazione progressiva delle sostanze che distruggono l’ozono (come i CFC, usati in frigoriferi e aerosol). Da allora, la concentrazione di questi composti nella stratosfera è diminuita di circa un terzo rispetto ai livelli degli anni 2000.


Secondo Laurence Rouil, direttore del CAMS, la stagione 2025 rappresenta un “segnale incoraggiante”, perché si inserisce in una tendenza coerente con la riduzione delle sostanze dannose. Ma i benefici non si limitano all’ozono: secondo alcune stime, l’abbandono di questi gas potrebbe evitare un ulteriore aumento della temperatura globale tra 0,5 e 1 grado Celsius.


Ozono in ripresa: le prove scientifiche (e le incognite future)


Per anni, gli scienziati hanno evitato di parlare di “ripresa” dell’ozono, perché l’atmosfera è un sistema complesso, influenzato da vulcani, venti e temperature. Tuttavia, nel marzo 2025, un’analisi basata su decenni di dati satellitari ha individuato un segnale statistico chiaro: c’è una probabilità del 95% che il miglioramento osservato sopra l’Antartide sia legato al calo dei gas dannosi.


Nonostante questi progressi, la strada è ancora lunga. Molte delle sostanze responsabili della distruzione dell’ozono rimangono nell’atmosfera per decenni, continuando a influenzare la chimica della stratosfera. Secondo le proiezioni, se le politiche internazionali verranno mantenute, l’ozono sopra l’Antartide potrebbe tornare ai livelli del 1980 intorno al 2066. Fino ad allora, le dimensioni del buco continueranno a oscillare, condizionate da fenomeni naturali e variazioni climatiche.


Foto: iStock.


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