Il 2027 porterà importanti novità sulle pensioni. Dal 1° gennaio, infatti, per molti lavoratori non solo servirà un mese in più per andare in pensione, ma a parità di contributi accumulati e di età l’assegno iniziale potrebbe essere leggermente più basso rispetto a quello riconosciuto a chi lascia il lavoro nel 2025 o nel 2026.
È importante chiarirlo subito: non si tratta di un taglio generalizzato delle pensioni e soprattutto non cambierà l’importo degli assegni già in pagamento. Come spiega ANSA, dal 2027 entreranno in vigore i nuovi coefficienti di trasformazione, cioè i valori utilizzati per convertire il montante contributivo accumulato durante la vita lavorativa nell’importo della pensione.
Pensioni 2027, perché l’assegno può essere più basso
La nuova tabella dei coefficienti è stata pubblicata dal Ministero del Lavoro. A 67 anni, per esempio, il coefficiente passerà dall’attuale 5,575 al 5,514%. Per chi va in pensione a 64 anni scenderà invece dal 5,086 al 5,009%. Cosa significa concretamente? A parità di età e di contributi accumulati, chi andrà in pensione nel 2027 potrebbe ricevere un assegno leggermente inferiore rispetto a chi riesce a lasciare il lavoro entro il 2026. Il coefficiente di trasformazione serve infatti a stabilire quanta parte del capitale contributivo accumulato durante gli anni di lavoro viene trasformata ogni anno in pensione.
Quanto si perde sulla pensione dal 2027: un esempio
Prendiamo il caso di un lavoratore che va in pensione a 64 anni con un montante contributivo di 300.000 euro. Con il coefficiente attuale del 5,086% si ottengono circa 15.258 euro lordi all’anno. Dal 2027, applicando il nuovo coefficiente del 5,009%, l’importo scende a circa 15.027 euro lordi annui.
La differenza è quindi di circa 231 euro lordi all’anno. Naturalmente il valore cambia in base al montante contributivo: più elevata è la somma accumulata, maggiore sarà in termini assoluti la differenza prodotta dai nuovi coefficienti. Come riporta ANSA, la revisione tiene conto dell’andamento demografico e di diversi indicatori economici, tra cui il Pil di lungo periodo e l’evoluzione dei redditi soggetti a contribuzione.
Pensione di vecchiaia 2027: si lavorerà un mese in più
Alla revisione dei coefficienti si aggiunge un’altra novità importante. Nel 2027 aumenteranno di un mese i requisiti per andare in pensione. Per la pensione di vecchiaia saranno necessari 67 anni e un mese. Cambiano anche i requisiti per la pensione anticipata ordinaria: saranno necessari 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne. Dal 2028 scatterà poi un ulteriore incremento e, rispetto ai requisiti attuali, l’aumento complessivo arriverà a tre mesi.
Pensioni più basse dal 2027: chi non è coinvolto
La revisione dei coefficienti riguarda i nuovi pensionamenti dal 2027. Chi riceve già una pensione non subirà quindi alcun ricalcolo al ribasso per effetto delle nuove percentuali. Anche l’età scelta per lasciare il lavoro ha un peso importante. I coefficienti aumentano infatti con l’età: chi va in pensione più tardi applica al proprio montante contributivo una percentuale più alta.
Non significa quindi che tutti perderanno la stessa cifra né che tutte le pensioni diminuiranno. Il cambiamento riguarda il meccanismo con cui verranno calcolati i nuovi assegni e si sommerà all’aumento dei requisiti anagrafici e contributivi. Per molti lavoratori, quindi, la novità delle pensioni 2027 può essere riassunta in un doppio effetto: bisognerà aspettare un po’ di più per lasciare il lavoro e, a parità di età e contributi, il calcolo dell’assegno sarà leggermente meno favorevole rispetto al biennio precedente.
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