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Dal ghosting al benching: cosa significano questi due comportamenti nelle relazioni?

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Pubblicato il 07/11/2022
Di Team Digital
Dal ghosting al benching: cosa significano questi due comportamenti nelle relazioni?


In una relazione forse è capitato di vivere anche te una di queste dolorose situazioni, il ghosting e il benching. Della prima forse ne hai già sentito parlare e se ti è capitato di riceverlo lo hai anche riconosciuto; il ghosting è quella pratica nella quale una persona scompare dalla vita di un’altra senza dare alcuna spiegazione, da un giorno all’altro, dopo essersi frequentati, uno dei due taglia ogni rapporto senza lasciare traccia.


Tra il ghosting e la relazione c’è anche un’altra situazione altrettanto spiacevole e dolorosa: il benching. Vediamo di che cosa si tratta.


Che cosa significa benching e come riconoscerlo


In nostro aiuto viene lo psicologo e psicoterapeuta Luca Coladarci che alle pagine di Vanity Fair spiega il significato di questo comportamento.


Andando a tradurre il termine inglese possiamo già capire di cosa stiamo parlando: benching deriva dal sostantivo bench che significa panchina, reso in forma verbale significa dunque mettere in panchina. Già si intuisce in cosa può consistere. Il benching avviene quando una persona all’interno di una relazione tiene l’altra in sospeso, si fa sentire a tratti e in maniera discontinua senza mai creare un rapporto stabile, rispettoso del tempo e dei sentimenti altrui e appagante.


Una situazione sentimentale di benching, può creare nell’altra persona un costante stato di incertezza e di dubbio, lasciandola in bilico, in pausa, per averla in tal modo sempre a disposizione.” Spiega Coladarci a Vanity Fair. “Il bencher si fa vivo e poi si allontana, a suo completo piacimento: non sempre risponde a chiamate e messaggi, telefona sporadicamente, e talvolta, all’opposto, può succedere che si renda molto disponibile in alcuni momenti per poi tornare a essere totalmente irraggiungibile e inaccessibile in altri frangenti. Può alternare, quindi, momenti di vivo interesse e attenzione, accompagnati da promesse e lusinghe e da una presenza sia affettiva che fisica, ad atteggiamenti di indifferenza, assenza oppure persino di netto rifiuto. Il suo comportamento, come si vede, però, è ambiguo, vago, evasivo, per niente trasparente, poco onesto e poco sincero.


Una situazione senza dubbio spiacevole e dolorosa per la parte che si ritrova messa in panchina. Oltre questo Coladarci approfondisce come questo possa accadere anche a più persone contemporaneamente dallo stesso individuo:


“Inoltre, talvolta capita che all’interno di relazioni di tipo amoroso, esso frequenti, come abbiamo visto, contemporaneamente più persone, a volte persino ex partner. Purtroppo, però, l’altra persona che cade nella trappola di una situazione di benching, può finire molto spesso per diventare una passiva spettatrice, dipendente in tutto e per tutto dalle mosse e dalle intenzioni del bencher. Di fronte a tanta incertezza, inoltre, la vittima di benching può sperimentare vissuti di ansia e frustrazione, sentendosi inoltre profondamente svalutata poiché può percepire sé stessa solo come un ripiego, come una sorta di ‘ruota di scorta’, quasi come una persona costretta a elemosinare amore, attenzione e interesse.” aggiunge Coladarci per Vanity Fair.


Come spiega lo psicologo-psicoterapeuta ci possono essere diverse ragioni per cui una persona diventa un bencher, ovvero mette in panchina l’altra parte, tra queste: incapacità di creare legami significativi, non riuscire a chiudere una relazione nonostante l’insoddisfazione, la paura di rimanere soli e, infine, la tendenza ad avere più di una relazione contemporaneamente ma senza voler andare mai a fondo.


Alcuni utili consigli per riconoscere questa situazione e per decidere come agire nel caso in cui ci si trovi a subire una situazione simile. Nel caso di forte bisogno il consiglio è sempre quello di riferirsi ad un professionista come uno/a psicologo/a o un terapeuta.


Foto: Eddy Billard Unsplash


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