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Video News 29/09/2015

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Pubblicato il 29/09/2015
Di Team Digital
Video News 29092015

Esce "Wild Dance", Rava: suono con i giovani, sennò mi annoio

Roma – “Wild Dance” è l’ultima creazione del maestro del jazz italiano Enrico Rava, un disco transgenerazionale, con il sempre giovane trombettista torinese che ha portato in studio il suo nuovo quartetto.


“Tra parentesi – spiega il grande musicista – si dà il caso che in generale sono musicisti molto più giovani di me, perché io sono molto curioso, ho sempre avuto bisogno e voglia di fare altre cose. Per questo motivo è difficile per me suonare con i miei coetanei a parte che non ne sono rimasti molti a parte quello. Ho sempre avuto bisogno di andare avanti o indietro, di muovermi, di cambiare, sennò mi annoio e se mi annoio non c’è nessun motivo di andare in giro a suonare”


Ospite della band, l’eccezionale trombonista Gianluca Petrella, più volte accanto a Enrico Rava in altri importanti lavori: “Petrella lo adoro – sottolinea – per me potrebbe suonare il piffero di montagna o la cornamusa mi piacerebbe suonare con lui lo stesso, perché è geniale, apertissimo, può entrare in qualunque situazione, ascolta moltissimo, con lui c’è un dialogo quasi telepatico quando suoniamo insieme”.


Forse in pochi lo sanno, ma il primo strumento di Rava, che inizia a suonare la tromba a 17 anni folgorato da Miles Davis e Chet Baker, fu il trombone: “Io adoro il trombone perché è nello stesso registro della voce umana maschile. Io parlo, prendo il trombone ed è la stessa cosa. Invece la tromba me la sento sempre un po’ più in alto di quello che è il suono della mia voce”.


Nel disco, uscito per Ecm, composizioni originali tra stati d’animo diversissimi, da ballad meditative a pezzi post-bop veloci, con la chitarra di Francesco Diodati che ‘sostituisce’ il pianoforte come centro armonico. “Perché la chitarra è meno ingombrante del pianoforte. Il pianoforte con queste dieci dita a volte suonano troppo e occupano tutto lo spazio, fanno questi accordi che non rimane più, suonano tutte le note loro, mentre la chitarra non può, grazie al cielo”, conclude ironicamente il big del jazz.


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