Roma – Dall’acqua azzurra del canottaggio al prato verde del tennis fino ad arrivare al bianco abbagliante del calcio: dagli incontri con Maradona e Platini all’oro olimpico di Seul nel 1988 per i fratelli Abbagnale nel canottaggio; fino alla Coppa Davis di Panatta. Gian Piero Galeazzi ripercorre la sua carriera giornalistica nel libro “L’inviato non nasce per caso” (ed. Rai Eri). È il suo grido di battaglia che lo ha accompagnato nella lunga carriera iniziata negli anni ’70 al Giornale Radio, e poi proseguita in Tv.
Un racconto autobiografico, un viaggio appassionante tra i principali eventi sportivi internazionali: le Olimpiadi, i Mondiali di calcio, i grandi tornei di tennis.
Galeazzi racconta cosa deve attendersi il lettore: “Tante storie, tanti aneddoti e racconti della mia vita, è un libro autobiografico. Mi sembra ieri quando sono entrato nel 1970 dal Giornale Radio e adesso quando sono uscito da Via Teulada. È un bel racconto di vita professionale. Complimenti a Galeazzi”.
E poi l’incontro con i campioni del calcio e del canottaggio: “Nel calcio gli incontri con Maradona, con l’avvocato Agnelli; forse la telecronaca con gli Abbagnale è quella che mi ha reso più famoso, quello è il mio sport e sono stato messo nelle condizioni di avere dei campioni sempre a disposizione per poter raccontare le vittorie”.
Ripensando ai Giochi Olimpici di Roma nel 1960, Galeazzi si augura che l’Italia possa conquistare i nuovi Giochi del 2024: “Nel 1960 ero ragazzino quando andavo a raccogliere i distintivi degli atleti al villaggio olimpico; spero di poter vedere ancora ragazzini raccogliere vessilli e bandierine, perchè Roma è stato un momento importante per lo sport nazionale e anche questa volta penso lo possa diventare di nuovo”.