Roma – La fisica applicata alla medicina costituisce un potente motore per l’innovazione del mondo sanitario: ne è prova la lista davvero lunga dei premi Nobel per la medicina assegnati a fisici. Solo per citare i più recenti quelli per l’invenzione della TAC e della risonanza magnetica, strumenti che hanno rivoluzionato la diagnostica per immagini.
Una premessa importante, fatta in occasione della presentazione, al Cnr, delle tante e importanti evidenze scientifiche emerse dal 9° Congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Fisica Medica svoltosi di recente a Perugia.
La complessità del lavoro quotidiano dei fisici medici (una figura ignorata da molti, ma specificamente prevista dall’Ordinamento del servizio sanitario nazionale) si è rispecchiata proprio nella vasta articolazione del Congresso, che ha riguardato tutto lo spettro di attività di questi preziosi ed insostituibili professionisti. L’Associazione Italiana di Fisica Medica, che ha superato i 1.000 soci, è tra le più attive a livello europeo, al pari delle equivalenti associazioni inglese e tedesca.
“Poco conosciuti, ma neanche pochissimo. Siamo più di mille in Italia che lavorano nel campo della medicina, nel SSN, nella ricerca e nelle università. D’altronde lo sviluppo tecnologico in medicina impone sempre più un approcco multidisciplinare”.
Nella pratica quotidiana, i fisici medici, figure professionali per le quali finalmente è arrivato un riconoscimento formale, che mancava, all’interno del Ministero della Salute come professione sanitaria attraverso lo strumento del decreto Omnibus del ministro Lorenzin, operano in una sanità complessa, articolata, con il compito principale garantire la sicurezza nell’impiego ottimale delle radiazioni in radiologia, in radioterapia e in medicina nucleare, con le conseguenti implicazioni verso il “risk management” e lo “Health Technology Assessment”.
Non sono comunque solo le radiazioni i temi di lavoro dei fisici medici. Si va, come è stato ricordato dal professor Cesare Gori, dai campi elettromagnetici usati nelle indagini di risonanza magnetica alle applicazioni mediche dei laser, all’introduzione nella pratica clinica delle proprietà sconcertanti delle nanoparticelle.
Una professione infine con grandi opportunità anche per i giovani, sempre tra i più brillanti a livello nazionale, che hanno conseguito l’impegnativa laurea in fisica e seguito un successivo corso triennale di specializzazione in fisica medica.