Milano – The Floating Piers una settimana dopo: detto dell’enorme successo di pubblico per l’opera di Christo sul Lago d’Iseo, è probabilmente ora il momento di parlare anche di un bilancio più profondo, di una valutazione più propriamente critica su quanto andato in scena tra Sulzano e Monte Isola. Germano Celant, storico dell’arte e curatore, nonché direttore del progetto dei Piers, ha sottolineato l’importanza dei numeri sulle presenze, ma poi ha guardato oltre:
“Quello che forse è più importante – ha detto ad askanews – è la possibilità di far capire, diciamo, alla cultura in generale che questo tipo di iniziative artistiche possono richiamare un grande interesse, ma anche una grande vitalità e un grande business. Io lo paragono come esperienza a quello che siamo riusciti a fare come Guggenheim con il Guggenheim Bilbao”.
Se nella località basca la costruzione del museo ha cambiato per sempre il volto e l’attitudine della città, sull’Iseo si è trattato, come sempre con Christo, di un intervento temporaneo, di cui poi non rimarrà traccia fisica. Ma i segni dell’opera restano, eccome.
“In questo caso Christo – ha aggiunto Celant – realizzando a carico suo la passerella The Floating Piers, è riuscito a creare lo stesso effetto di movimentazione intellettuale, fisica, turistica, positiva o negativa, su un territorio che non aveva un’identità forte. E lui l’ha creata”.
Un’identità che ha a che fare con il senso di comunanza e partecipazione del pubblico, ma anche con un modo diverso di vivere la dimensione del Lago d’Iseo per gli stessi abitanti del posto. E la mediazione dell’intervento artistico, in questo caso, è diventata in più di un senso operazione artistica essa stessa.
“Sul piano della memoria visiva e fisica è certamente una situazione che ha fatto partecipare persone che non sarebbero mai entrate in alcun museo e che hanno compiuto chilometri e chilometri di cammino, come in un grande pellegrinaggio verso l’arte. Quindi un grande risultato per il quale il Lago d’Iseo è diventato un santuario temporaneo”.
E se prestiamo attenzione al rapporto tra le parole “temporaneo” e “contemporaneo”, ecco che il quadro si completa. E anche se Celant ha ribadito che l’esperienza di The Floating Piers ha un carattere decisamente unico e irripetibile, l’avere smosso certe acque – è proprio il caso di dire – sulla talvolta stagnante situazione italiana, è qualcosa che va al di là del singolo evento e anche del singolo artista, seppure gigantesco come Christo.