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Calcio, Totò Schillaci tra istinto, passione e sogni d’azzurro

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Pubblicato il 09/06/2016
Di Team Digital
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Roma – Alla vigilia degli Europei di Francia 2016 ecco un libro, scritto insieme ad Andrea Mercurio e edito da Piemme, per raccontare a chi ama il calcio la vita di un campione vissuta senza risparmiarsi. Con pagine epiche e altre da dimenticare. E’ la vita di Totò Schillaci, magico capocannoniere del mondiale di Italia 90. Partito da Palermo, passato per Messina, poi alla corte della Juventus di Gianni Agnelli. Chiamato a furor di popolo da Azeglio Vicini tra gli azzurri di quello sfortunato ma esaltante mondiale giocato in casa che in lui trovò un campione da molti sottovalutato. Il titolo parla chiaro: Il Gol è tutto. Dove “la vita è istinto, il calcio è ossessione, l’azzurro è un sogno”.


“Tre frasi che rispecchiano molto della mia vita – dice Schillaci -. Soprattutto raccontano il sogno di un ragazzo che ha questa grande passione per il calcio. Che ha intorno di tutto, gente buona e cattiva, ma che sceglie la strada giusta proprio per questa passione, per il giocare a pallone per strada, sull’asfalto”.


“Il Gol è tutto poi significa due cose importanti – prosegue Schillaci -. E’ un libro molto intenso, forte. Racconta la fase delicata di un ragazzo che non si fa appunto trasportare dalle cattive amicizie. Questo è certamente un gol segnato. L’altro aspetto è che a me piaceva fare gol, da attaccante, e poi il gol ti fa andare avanti, ti porta al successo. Puoi anche giocare un campionato ad alto livello ma se poi non fai gol non vai avanti. Nel libro c’è tutto questo, c’è Italia 90 ma anche l’uccisione di Falcone e Borsellino, c’è la storia di un meridionale che va a giocare al nord e viene trattato come un mafioso, c’è il razzismo che gira nel calcio, c’è tutto quello che può esserci dentro la storia di una vita”.


Totò Schillaci dalle strade di Palermo al calcio che conta, prima Messina, poi la Juventus e la nazionale:


“Tanti sacrifici, anche tante botte, a Messina, da parte dei giocatori più grandi. Ero un ragazzino, ci stava. Sette anni, dalla C2. E poi la chiamata della Juventus, molte squadre mi cercavano ma la Juventus per me era diversa, ero tifoso della Juve. Il trasferimento a Torino, una grande emozione, Gianni Agnelli che mi telefonava tutte le mattine. Ricordo la prima partita, ero teso. E’ una maglia che pesa quando la porti. Zoff mi disse “gioca come sai giocare” e mi sbloccai. Ricordo la Coppa Uefa, la Coppa Italia e la convocazione all’ultimo minuto arrivata da Vicini per i mondiali di Italia 90. Era una squadra fortissima, in attacco poi eccezionale. Mi dissi, o mi faccio vedere in allenamento o non giocherò. Vicini mi portò all’esordio in panchina, contro l’Austria. La partita non si sbloccava e, dico la verità, io gufavo egoisticamente perchè i miei compagni non segnassero. Vicini guardò la panchina e disse “scaldati”, non avevo neanche capito che toccava a me. Ebbi paura ma sfruttai l’occasione, e feci un gol difficile, in mezzo a due torri io che sono piccolino”.


Cosa possiamo ancora trovare nel libro?


“La gente si ricorda di Schillaci calciatore ma nel libro c’è tutta la mia vita, una vita dove, tra meriti, difetti, errori, successi, non mi sono risparmiato mai. Forse è per questo che chi lo ha letto mi ha fatto i complimenti. E soprattutto è un libro che può essere di esempio per i giovani, per quei ragazzi che vogliono diventare calciatori”.


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