Roma – Negli ultimi anni il settore aerospaziale, nonostante il calo della domanda interna, è cresciuto del 5% l’anno soprattutto grazie all’export registrando quindi un aumento della produzione, degli addetti e del prodotto interno lordo. Occorre però investire risorse importanti nella ricerca avendo ben presenti gli obiettivi che si vogliono raggiungere, per poter competere con Paesi come Francia e Germania che puntano a mantenere il controllo del mercato europeo. Sono alcuni dei temi trattati da askanews nell’intervista con Guido Crosetto – politico di lungo corso, sottosegretario alla Difesa durante il IV Governo Berlusconi – da due anni presidente dell’Aiad, la Federazione delle aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza. Un bilancio, quello del suo mandato, che Crosetto giudica positivo.
“Il bilancio mi sembra positivo. Il settore è cresciuto, in controtendenza rispetto ad altri settori, di circa il 5% l’anno, che è moltissimo. Ed è cresciuto – sottolinea Crosetto – soprattutto grazie all’export. Nonostante il calo della domanda interna (che è lo Stato, trattandosi di un settore particolare), è cresciuto molto l’export che ha portato a un aumento della produzione, quindi degli addetti, quindi del prodotto interno loro”.
Difficile stabilire se le soddisfazioni maggiori per il nostro Paese possano arrivare più dal comparto aeronautico o da quello spaziale. “Tutti e due – afferma Crosetto – hanno enormi potenzialità. Ne ha lo spazio, a partire dalla missione su Marte dove l’Italia ha un ruolo centrale, le aziende italiane, l’Asi hanno un ruolo centrale, arrivando al Vega che è sempre il nostro fiore all’occhiello in quel settore. Ma devo dire – aggiunge – che anche nell’aeronautica sia i grandi player, Leonardo Divisione aerea, sia le piccole e medie imprese stanno avendo successo sui mercati internazionali. Per cui, non saprei quale scegliere. Forse lo spazio. Se – aggiunge – non ci lasciamo fregare da francesi e tedeschi che tendono un po’ a chiudere tra di loro l’industria spaziale europea”.
Si respirava già aria di Brexit al Salone aerospaziale di Farnborough da poco concluso? “No, la Brexit ancora non si è sentita a Farnborough. Non c’è stato ancora l’impatto che potrà esserci al prossimo salone, tra due anni. Dipenderà molto – osserva Crosetto – dalle regole che si scriveranno, dai trattati che Ue e Uk metteranno giù, sono ancora molti i rapporti che si possono avere. Non si capisce ancora quale può essere l’impatto”. “Poi calcoliamo – aggiunge – che noi abbiamo un’industria italiana che è anche inglese, AgustaWestland. E Selex è anche Selex Uk. Un piede del maggior player italiano è anche in Gran Bretagna. Dunque bisognerà stare attenti anche per questo motivo”.
Di recente askanews ha intervistato il presidente del Cluster Tecnologico Nazionale Aerospazio Marcello Onofri che si è detto fiducioso sull’impatto che il Programma nazionale della ricerca potrà avere sul settore. Lei cosa ne pensa? “Io mi aspetto che ci siano degli investimenti in ricerca – ha detto Crosetto – e che non siano fatti a pioggia, ma abbiano degli obiettivi precisi”. “Il nostro punto dolente rispetto ai Paesi con cui siamo in concorrenza tutti i giorni – ha sottolineato il presidente dell’AIAD – è appunto la ricerca, i soldi che questo Paese investe in ricerca, specificando le tecnologie a cui vuole arrivare. I francesi investono 50 volte, i tedeschi 40 volte di più. Per cui non puoi competere se non hai la stessa quantità di investimenti”.
Per concludere, un parere sulla recente partita dei direttorati dell’Agenzia spaziale europea da cui l’Italia – che puntava a un secondo direttorato, quello per l’Osservazione della Terra – è uscita sconfitta. “Ho avuto un incontro con Battiston (Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia spaziale italiana, ndr) in cui abbiamo parlato di questo. Mi pare che lui si sia battuto come poteva”. “Noi siamo, o cercano di farci diventare, il vaso di coccio tra i 2 vasi più pesanti, quello francese e quello tedesco, per togliere l’unico concorrente che esiste in Europa alle loro industrie. Secondo me – prosegue Crosetto – abbiamo pagato un po’ questa loro strategia. Credo che Battiston e il governo italiano dovranno far valere questa deminutio, perché siamo scesi da tre a uno (direttorati, ndr), pesantemente nelle prossime assegnazioni”. “Penso però – conclude – che Battiston abbia chiaro qual è l’obiettivo da difendere”.
In chiusura, il futuro di Avio. L’azienda che ha portato lustro al nostro Paese grazie al lanciatore Vega.
“Anche il Vega combattuto dai francesi – rimarca Crosetto – che cercano di indebolirlo usando lanciatori russi. E l’Esa accetta queste cose. Adesso – aggiunge -si sono un po’ calmati”. “Avio – conclude il presidente dell’AIAD – deve rimanere italiana, è una di quelle aziende su cui il governo può esercitare la golden power. Penso che non possa essere ceduta, in un modo o nell’altro deve rimanere italiana. Credo che nessun governo si assumerebbe mai la responsabilità di lasciare acquisire Avio da qualcun altro”.