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A Torino “Hecho en Cuba”, cinema raccontato dalla grafica cubana

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Pubblicato il 23/03/2016
Di Team Digital
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Roma – Creatività e originalità, quasi una forma d’arte a sé. Ci sono oltre 200 pezzi, alcuni mai esposti prima in Europa, e che raccontano la storia della grafica cinematografica cubana dal ’59 fino a oggi, nella mostra allestita all’interno del Museo Nazionale del cinema di Torino alla Mole Antonelliana, fino al 29 agosto.


E’ “Hecho en Cuba. Il cinema nella grafica cubana”, curata da Luigino Bardellotto. Quasi tutti i pezzi vengono dalla sua collezione privata: manifesti, bozzetti e layout, raccolti durante i viaggi a Cuba a partire dal ’98. Innamoratosi dell’isola e della sua cultura, comprò casualmente il primo manifesto come souvenir, poi, incuriosito, iniziò a documentarsi e a capire cosa c’era dietro la loro realizzazione, entrando in contatto con molti artisti.


L’arte grafica cubana rappresenta una delle scuole più acclamate e originali al mondo, e raggiunse la sua massima espressione tra gli anni ’60 e ’80, e la mostra ne ripercorre l’evoluzione. Dagli anni ’40 si inaugurano a Cuba oltre 400 cinematografi, di cui un quarto all’Avana: i primi titoli proposti vennero pubblicizzati con uno stile di evidente derivazione occidentale, ma dopo la rivoluzione castrista del 1959 si iniziarono a interpretare i film con un nuovo stile e grande autonomia formale: manifesti senza alcun legame con i lungometraggi, se non come fonte ideale d’ispirazione, cartelloni a se’. In mostra ce ne sono molti esempi, film noti al grande pubblico anche per la loro locandina, del tutto reinterpretati, come “Arancia meccanica” o gli italiani “Giulietta degli spiriti” di Federico Fellini e “Il caso Mattei” di Francesco Rosi.


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