Ci sono bauli che custodiscono ricordi, e quelli di Elisa sono pieni di quaderni scritti fitti fitti. La cantautrice ha scelto di condividere con il pubblico una parte molto personale della sua storia. In una nuova intervista al Corriere della Sera la cantante ha parlato di esperienze dolorose vissute durante l’infanzia e del percorso che l’ha aiutata ad affrontarle. Un racconto sincero, in cui ha ripercorso momenti importanti della propria vita, spiegando anche quanto sia stato difficile trovare le parole giuste per parlarne.
Elisa, il racconto delle ferite e il percorso per ritrovare se stessa
Nel corso dell’intervista Elisa ha ripercorso alcuni dei passaggi più delicati della propria vita, raccontando quanto la scrittura l’abbia accompagnata fin da bambina. Da sempre, infatti, affida ai diari pensieri, ricordi ed emozioni: quaderni che custodiscono anche le esperienze più dolorose e che oggi sono diventati una parte importante del suo nuovo progetto artistico.
Tra i cambiamenti che l’hanno portata a guardarsi dentro c’è anche la separazione dal marito Andrea Rigonat, chitarrista e produttore musicale, con cui ha condiviso oltre 17 anni di vita e da cui ha avuto i figli Emma Cecile e Sebastian.
La rottura è arrivata nel settembre dello scorso anno e ha rappresentato per la cantante un momento di profonda crisi, anche perché non aveva mai immaginato di chiudere quel capitolo della sua storia. Una svolta dolorosa che l’ha spinta a mettere in discussione molte certezze e che si è riflessa pesantemente anche sulla sua musica: in quel periodo così buio, infatti, Elisa ha vissuto un profondo blocco creativo, accorgendosi di non riuscire più a scrivere nulla di nuovo.
Questo vuoto l’aveva portata persino a pensare di ritirarsi e allontanarsi da tutto. Poi, la scelta di non nascondersi più e di attingere proprio a quel silenzio per ritrovare energia e libertà, trasformando il dolore in una nuova rinascita artistica.
“Da piccola ho subito un abuso sessuale. Avevo otto anni. Non piccola abbastanza da poterlo dimenticare, ammesso sia mai possibile. Il tipo di esperienza umana che segna la vita di chi ha vissuto la violazione del corpo è qualcosa di molto difficile da nominare. Mi ha segnata per sempre”. Elisa Toffoli racconta al Corriere della sera il trauma subito da bambina e spiega perché abbia voluto oggi, all’età di 48 anni, aprirsi su questo tema così delicato e personale.
— Repubblica (@repubblica) November 3, 2026
"Sto imparando a non colpevolizzarmi. Sto facendo un lavoro di pulizia, certi ingombri non si rimuovono, ma si può sistemarli nel posto giusto, cambiare loro posizione e destinazione. Non lo avevo mai fatto. Da un po’ di tempo ho iniziato un percorso di terapia psicologica e questo mi sta aiutando molto” ha spiegato la cantante che recentemente si è separata dal marito Andrea Rigonat dopo 18 anni di matrimonio.
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Nel corso dell’intervista Elisa ha affrontato anche una ferita ancora più profonda, rimasta a lungo in silenzio: da bambina, quando aveva appena otto anni, ha subito un abuso sessuale. Un’esperienza che l’ha segnata e che per molto tempo ha faticato persino a nominare. Ha aspettato anni prima di parlarne con la mamma e solo a 48 anni ha deciso di intraprendere un percorso di terapia psicologica. Un aiuto che oggi le sta permettendo di affrontare quei ricordi e, soprattutto, di liberarsi gradualmente dal senso di colpa.
La scelta di raccontare pubblicamente questa parte della propria storia nasce anche dal desiderio di essere vicina a chi ha vissuto esperienze simili. Elisa vuole ricordare a ragazze, donne e ragazzi che subire una violenza non è mai una colpa e che parlarne può essere un primo passo per elaborare il dolore. È un impegno che si lega anche al lavoro portato avanti con Una, nessuna, centomila, il movimento di cui è co-fondatrice, per promuovere una maggiore consapevolezza e contrastare la violenza sulle donne.
Il filo conduttore di questa sua rinascita è proprio il Kintsugi. Il film “Kintsugi… e sono la mia opera”, presentato alla Festa del Cinema di Roma, traduce in immagini i monologhi e le pagine più intime dei suoi diari, facendo da preludio al nuovo album in uscita il 27 novembre. Il titolo evoca la celebre arte giapponese di riparare la ceramica rotta con l’oro fuso: un manifesto potente per Elisa, che ha scelto di non nascondere le proprie crepe, ma di trasformarle nel punto di partenza della sua opera più bella