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Queen, nel 1975 non tutti capirono “Bohemian Rhapsody”: le recensioni oggi sembrano incredibili

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Pubblicato il 08/11/2026
Di Team Digital
Queen nel 1975 non tutti capirono Bohemian Rhapsody le recensioni oggi sembrano incredibili


Solo pochi giorni fa è tornato a circolare un vecchio video dei Queen in concerto a Monaco di Baviera nel 1979, con Freddie Mercury e la band alle prese con “Bohemian Rhapsody”. Quelle immagini mostrano quanto il brano fosse già diventato centrale negli show del gruppo appena quattro anni dopo la sua uscita.


Eppure, quando “Bohemian Rhapsody” uscì nel 1975, non tutti capirono immediatamente cosa avessero realizzato Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon. Anzi: alcune delle recensioni dell’epoca oggi risultano quasi incredibili se confrontate con ciò che la canzone sarebbe diventata.




“Bohemian Rhapsody”, le critiche dopo l’uscita nel 1975


Il problema, almeno per una parte della critica musicale, era proprio ciò che oggi consideriamo il punto di forza della canzone: “Bohemian Rhapsody” non assomigliava a nulla di normale per un singolo rock.


Durava quasi sei minuti, non aveva un ritornello tradizionale e passava da una ballata al pianoforte a una sezione operistica, per poi esplodere nell’hard rock. Secondo una ricostruzione pubblicata da Parade, all’epoca Record Mirror sottolineò come il brano non avesse un elemento commerciale immediatamente evidente. Anche Rolling Stone, nella recensione dell’album “A Night at the Opera”, arrivò addirittura a non citarlo, preferendo indicare “The Prophet’s Song” come uno dei momenti più importanti del disco.


Le perplessità erano diffuse anche altrove. Il NME riconobbe la qualità della produzione, ma guardò con sospetto alla volontà dei Queen di rendere il brano così grandioso; Melody Maker, invece, rimase colpito dalla mescolanza di generi senza però riuscire a coglierne fino in fondo il senso.


I Queen dimostrarono che i critici si sbagliavano


A rispondere alle recensioni fu soprattutto il pubblico. “Bohemian Rhapsody” raggiunse il primo posto nel Regno Unito e vi rimase per nove settimane consecutive, trasformandosi rapidamente da esperimento rischioso a uno dei più grandi successi della storia dei Queen.


Col passare degli anni anche la critica cambiò radicalmente posizione. Rolling Stone, che inizialmente aveva praticamente ignorato il brano parlando di “A Night at the Opera”, lo avrebbe poi inserito tra le 500 migliori canzoni di sempre. Anche TIME, ricordando le recensioni dell’epoca, ha sottolineato quanto alcune valutazioni iniziali fossero state smentite dalla storia.


Da canzone “troppo strana” a simbolo assoluto dei Queen


Oggi ciò che nel 1975 sembrava eccessivo è esattamente ciò che rende “Bohemian Rhapsody” irripetibile. La durata fuori dagli standard, la struttura senza regole, le armonie vocali stratificate e il continuo passaggio tra generi sono diventati il suo marchio di fabbrica.


Cinquantuno anni dopo, quelle vecchie recensioni raccontano soprattutto quanto Freddie Mercury e i Queen fossero avanti rispetto al proprio tempo. Il pubblico lo capì quasi subito; una parte della critica impiegò qualche anno in più.


E forse è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti della storia di “Bohemian Rhapsody”: una canzone giudicata troppo lunga, troppo ambiziosa e troppo difficile da classificare è diventata esattamente per gli stessi motivi uno dei brani più riconoscibili della musica mondiale.


Foto: YouTube


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