Si sta parlando molto di Marco Mengoni e del suo nuovo progetto “Allo Sbagliato”, la residency che dal 5 novembre al 19 dicembre lo vedrà protagonista in un club milanese da appena 500 posti. Un’esperienza esclusiva, senza una scaletta fissa e con i telefoni che non saranno sequestrati, ma riposti in una bustina per evitare che vengano utilizzati durante gli spettacoli.
Il progetto nasce nell’ex Teatro Principe di viale Bligny, dove Mengoni sarà anche direttore artistico. Per queste serate speciali ha scelto di coinvolgere ospiti, musicisti e comici, tra cui Luca Ravenna, Mace, Sayf, Nuzzo e Di Biase, dando vita a un format pensato appositamente per il piccolo club.
Il nuovo progetto di Marco Mengoni: un’esperienza unica con ospiti e comici
Proprio Mengoni, premiato pochi giorni fa come l’artista con più biglietti venduti nel 2025 grazie a un tour da oltre 670 mila spettatori, ha scelto quindi di confrontarsi con una dimensione completamente diversa da quella dei grandi palazzetti. Ogni sera, ha spiegato, sarà diversa dall’altra: spazio a brani meno conosciuti, lati B e cover, mentre alcuni dei suoi maggiori successi, come “Due vite” e “L’essenziale”, resteranno fuori dalla scaletta.
Ad accompagnarlo ci sarà una soul band di 12 elementi e molte decisioni verranno prese direttamente sul palco, anche in base all’atmosfera della serata. Tra gli artisti che Mengoni vorrebbe omaggiare c’è anche Marvin Gaye. Per chi non riuscirà a entrare nel piccolo club, invece, resta l’attesa per i prossimi concerti in spazi più grandi.
Dai Rolling Stones a Prince: quando i grandi della musica scelgono i piccoli club
L’abitudine delle grandi star della musica di abbandonare stadi e arene da decine di migliaia di spettatori per esibirsi in club intimi e spazi ristretti ha prodotto alcuni dei momenti più leggendari della storia del pop e del rock, con performance grezze, uniche e irripetibili.
Nell’agosto del 1975, poche settimane prima dell’uscita di Born to Run, Springsteen e la E Street Band tennero una residenza di 10 spettacoli in 5 sere al club The Bottom Line (400 posti) a Greenwich Village. Pochi giornalisti in sala e le dirette radiofoniche locali, trasformarono “The Boss” da fenomeno locale a icona di rilevanza mondiale.
I Rolling Stones hanno trasformato i concerti a sorpresa nei piccoli club in un marchio di fabbrica prima di intraprendere i tour mondiali. La loro esibizione più famosa rimase quella del marzo 1977 all’El Mocambo di Toronto (300 posti), annunciata sotto lo pseudonimo “The Cockroaches”. Lo show fu così leggendario, sfrenato e scandaloso (complice la presenza tra il pubblico di Margaret Trudeau, moglie del Primo Ministro canadese) che parte della scaletta finì nel celebre album dal vivo Love You Live.
Prince è stato il maestro indiscusso del “secret show” che organizzava regolarmente come “aftershow” notturni dopo i suoi concerti e annunciati con poche ore di preavviso in piccoli locali della città ospitante come durante il tour britannico del 2014, quando si esibì al celebre jazz club Ronnie Scott’s (solo 250 posti) e all’Electric Ballroom di Londra, regalando jam session virtuosistiche di funk e rock fino alle 4 del mattino di fronte a poche centinaia di fan increduli.
Idem per Bob Dylan che al Toad’s Place, NewHaven (750 posti) trasformò una serata di riscaldamento in una maratona storica di oltre quattro ore e 50 canzoni. Così è stato per David Bowie, per i Nirvana, i Metallica o gli U2 che ben prima di festeggiare pochi giorni fa i loro 50 anni nella scuola dove sono nati, nel 2000, per presentare l’album All That You Can’t Leave Behind, tennero uno show intimo all’Irving Plaza di New York per un migliaio di fan e ospiti illustri tra cui Michael Stipe e Madonna.