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I panda giganti non sono più a rischio estinzione

Grazie agli sforzi negli ultimi decenni, la loro sopravvivenza non è più a rischio, anche se non fuori pericolo.

Per fortuna non tutti gli animali a rischio estinzione finiscono poi per scomparire dalla Terra: è il caso del panda gigante, uno dei più teneri animali del nostro Pianeta, che era stato classificato come specie ad altissimo rischio di scomparsa dall’IUCN, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.

Adesso il governo cinese ha comunicato che il rischio per la loro sopravvivenza è stato declassato a “vulnerabile”, quindi molto meno basso rispetto a qualche anno fa, quando le minacce al loro habitat e alle loro abitudini avevano messo a repentaglio i simpatici animali. In particolare, il disboscamento aveva reso difficile la crescita della pianta di bambù, rendendo così complicato per i panda trovare i germogli utili al proprio sostentamento, ma aveva anche esposto i panda al bracconaggio e alla cattura illegale.

Ad aiutare la specie più amata tra gli esemplari giganti c’è il WWF, che da oltre 50 anni è impegnato per la salvaguardia dei panda, permettendo di migliorare le condizioni necessarie per la loro sopravvivenza e sensibilizzare tutta la comunità per aiutare i simpatici animali solitari.


Così la Cina ha istituito nel corso degli anni sempre più riserve naturali (67, per l’esattezza) per proteggere i panda, che sono passati da essere un migliaio nel corso degli anni ’80 ai 1864 esemplari di oggi, secondo gli ultimi dati diffusi. Nel 2020 i panda allevati in cattività erano 633, di cui ben 44 nati nello stesso anno: un numero ben più alto del necessario per far declassare il rischio della loro sopravvivenza.

Un altro metodo utilizzato dalla Cina è stato proprio far crescere i panda in cattività per poi lasciarli liberi nella natura, in modo anche da favorire la crescita della popolazione selvatica.

Nonostante la buona notizia, non è da ritenere scontata la sopravvivenza dei panda perché ci sono altre minacce da tenere sotto controllo. La prima può essere la caccia, come accadeva alla fine degli anni ’90, quando la pelliccia di panda veniva rivenduta a cifre esorbitanti, e che si fermò solo con l’entrata in vigore di una legge e pene severe. Un altro problema è rappresentato dai cinghiali, che si nutrono dello stesso cibo di cui vanno ghiotti i panda e che potrebbero portare malattie trasmissibili da specie a specie nel corso degli anni.

Anche un altro tipo di mammifero può condizionare la sopravvivenza dei panda, ovvero i takin. Questi animali simili ai caprini mangiano la corteccia degli alberi, che da sempre è uno strumento di comunicazione indispensabile per i panda, che rilasciano una sostanza vischiosa segreta dalle ghiandole lasciandola proprio sugli alberi per comunicare tra loro o per trovare un partner.

Un’ultima, ottima notizia legata però a queste ultime due minacce viene dai bambù, che rappresenta il 99% dell’alimentazione dei panda: secondo uno studio dell’IUCN, la pianta resiste bene all’aumento delle temperature che si sta verificando negli ultimi anni e al cambiamento climatico previsto per il futuro.


Foto: LaPresse

Pubblicato 02.10.2021

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