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Giornata Mondiale degli Oceani, l’allarme del WWF: “Coste italiane fragili e sfruttate”

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Pubblicato il 08/06/2022
Di Team Digital
Giornata Mondiale degli Oceani, l’allarme del WWF: “Coste italiane fragili e sfruttate”


“Rivitalizzazione: un’azione collettiva per l’oceano”: è questo lo slogan di quest’anno per la Giornata Mondiale degli Oceani, che dal 1992 ricorre l’8 giugno per volere delle Nazioni Unite.


L’appello è necessario affinché tutti si attivino per provare a riparare i danni che l’umanità continua a infliggere alla vita marina e agli Oceani, la quota blu che rende il nostro pianeta quello che è. 


L’oceano, infatti, assorbe circa un terzo dell’anidride carbonica prodotta e rilascia il 50% dell’ossigeno che respiriamo, garantendo anche la sussistenza di 3 miliardi di persone che basano la propria vita sulla pesca. Il valore di mercato è altissimo: si calcola valga il 5% del Pil globale, con una stima di 3000 miliardi di dollari all’anno, con più di 200 milioni di persone impegnate direttamente o indirettamente nella pesca marina. 


Ma le acque marine sono sempre più minacciate da inquinamento, acidificazione e sovrasfruttamento e quelle italiane non sono da meno. 


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I quasi 7500 km di coste nostrane sono infatti quelli che negli ultimi 50 anni hanno subito le maggiori trasformazioni: quasi la metà dei paesaggi costieri italiani sono stati trasformati e degradati da case, alberghi, palazzi, porti e industrie, come spiega il WWF nella nuova edizione del “Dossier Coste, il profilo fragile dell’Italia”, aggiungendo anche che “appena 1.860 km (il 23%) di tratti lineari di costa più lunghi di 5 km nel nostro paese, isole comprese, possono essere considerati con un buon grado di naturalità”.


Le attività umane hanno anche causato diverse conseguenze per l’erosione delle spiagge: a manomissione dei fiumi e la demolizione delle dune costiere hanno ridotto e rimosso l’apporto di materiale per la formazione delle spiagge. Nel periodo 2006-2019 un totale di 841 chilometri di costa italiana era caratterizzato da erosione.


Il dossier ricorda anche il fenomeno della pesca illegale denunciata dalla maggior parte delle Aree marine protette. “Un “termometro” di questo fenomeno è rappresentato dal dattero di mare: nel 2020, la Guardia Costiera ha registrato 10 infrazioni accertate e ha sequestrato 84 kg di datteri di mare. Nel 2015, i kg sequestrati erano stati addirittura 6.762.”


E poi c’è l’importanza degli ecosistemi costieri in salute: ad oggi esistono 29 aree marine protette e 2 parchi sommersi che, con altre tipologie di aree protette, tutelano circa 308mila ettari di mare e circa 700 chilometri di costa. Il WWF ricorda dunque l’importanza di un “impegno immediato e concreto” per aumentare l’efficacia della gestione delle aree marine protette, “implementare un piano di gestione dello spazio marittimo basato sull’approccio ecosistemico“, proteggere “ecosistemi chiave come la Posidonia oceanica e le dune costiere attraverso azioni di restoration passiva e attiva”.


L’intero dossier è disponibile cliccando su questo link.


Immagine di copertina: iStock 


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