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Clima, svolta epocale all’ONU: 141 Paesi riconoscono il dovere giuridico di proteggere il pianeta

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Pubblicato il 22/05/2026
Di Team Digital
Clima svolta epocale allONU 141 Paesi riconoscono il dovere giuridico di proteggere il pianeta


L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha scritto una pagina nuova nella storia della giustizia climatica. Con 141 voti favorevoli, ha approvato una risoluzione che trasforma il parere della Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) in un obbligo politico e giuridico: gli Stati devono agire per proteggere il clima. Un segnale che potrebbe cambiare le regole del gioco, aprendo la strada a cause legali senza precedenti contro governi e colossi dei combustibili fossili.


Clima, l’ONU alza l’asticella: ecco cosa stabilisce la risoluzione


Il testo adottato il 20 maggio 2026 non è un semplice appello, ma un riconoscimento formale degli obblighi climatici degli Stati. La risoluzione, basata sul parere consultivo dell’ICJ del luglio 2025, stabilisce che i Paesi hanno il dovere di:


  • Prevenire danni significativi al sistema climatico causati dalle emissioni di gas serra.
  • Rispettare gli impegni dell’Accordo di Parigi, senza scappatoie.
  • Cooperare in buona fede per una transizione energetica globale.
  • Proteggere i diritti fondamentali, come salute e vita, dalle conseguenze della crisi climatica.


Il voto non è passato senza tensioni: 8 Paesi hanno votato contro (tra cui Stati Uniti, Russia e Arabia Saudita), mentre 28 si sono astenuti. Ma il messaggio è chiaro: l’inazione non è più un’opzione.


Dalla Corte dell’Aia all’ONU: come un parere diventa un’arma legale


La svolta arriva dal parere della Corte Internazionale di Giustizia, che nel 2025 aveva già stabilito un principio rivoluzionario: gli Stati possono essere ritenuti legalmente responsabili se non agiscono per limitare le emissioni. La risoluzione ONU rafforza questo principio, dando ai cittadini, alle associazioni e alle comunità indigene un nuovo strumento per portare in tribunale governi e multinazionali.


Le conseguenze potrebbero essere concrete:


  • Cause climatiche più forti: chi denuncia l’inazione avrà un riferimento giuridico internazionale da usare nei tribunali.
  • Pressione sulle industrie fossili: le aziende potrebbero essere chiamate a rispondere dei danni causati dalle loro emissioni.
  • Giustizia climatica: i Paesi più vulnerabili, come Vanuatu, potranno chiedere riparazioni per i danni subiti.


Vanuatu, il piccolo Stato che ha cambiato la storia


Dietro questa vittoria c’è la tenacia di Vanuatu, un arcipelago del Pacifico minacciato dall’innalzamento del livello del mare. Da anni, il Paese guida una campagna internazionale per ottenere il riconoscimento delle responsabilità legali degli Stati nella crisi climatica. “La Corte più alta del mondo ha parlato. Oggi l’Assemblea Generale ha risposto”, ha dichiarato il Segretario generale dell’ONU, António Guterres, dopo il voto.


Il suo messaggio è stato netto: il tempo delle promesse vaghe è finito. La risoluzione invita tutti i Paesi a adottare misure concrete, ricordando che mantenere il riscaldamento globale sotto 1,5°C è ancora possibile – ma il margine di manovra si sta esaurendo.


Cosa cambia per i governi e le multinazionali?


Per i governi, la risoluzione rappresenta un monito: le politiche climatiche non potranno più essere rimandate o annacquate. Per le multinazionali dei combustibili fossili, invece, si profila uno scenario più rischioso. Le cause legali, già in aumento negli ultimi anni, potrebbero moltiplicarsi, con richieste di risarcimenti per i danni ambientali.


Guterres ha ribadito che la soluzione esiste: una transizione rapida e giusta verso le energie rinnovabili, che oggi rappresentano “la forma di energia più economica e sicura”. Ma il tempo stringe, e la risoluzione ONU potrebbe essere l’ultimo avvertimento prima che la giustizia climatica diventi una realtà inevitabile.




Foto: iStock.


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