Il caro carburante non dà tregua e dal 6 ottobre il pieno entra in una nuova fase: finisce lo sconto fisso sulle accise del gasolio e subentrano le accise mobili, una misura che dovrebbe, in teoria, alleggerire il peso sulle tasche dei consumatori quando il prezzo del petrolio sale. Mentre si discute animatamente sulla sua efficacia, c’è chi guarda oltre confine, scoprendo che la situazione, in alcuni Paesi vicini, non è affatto più rosea. Ma vediamo nel dettaglio come si sta evolvendo il quadro in Italia e quali sono i costi aggiornati regione per regione.
Accise mobili dal 6 ottobre: cosa cambia per il pieno di gasolio
Fino al 5 ottobre resta in vigore uno sconto ridotto sulle accise del gasolio, pari a 6,1 centesimi al litro Iva compresa, dopo il dimezzamento scattato il 26 settembre. Dal 6 ottobre lo sconto fisso non ci sarà più: entra in gioco il meccanismo delle accise mobili, che usa il maggior gettito Iva incassato dallo Stato a causa dei rincari del petrolio per abbassare le accise nel periodo successivo. La riduzione, però, non avrà un importo prestabilito e dipenderà dalle risorse disponibili: per questo, oggi, non è possibile dire di quanto scenderà davvero il prezzo alla pompa.
Prezzi carburanti oggi in Italia: quanto costa fare il pieno?
Stando agli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), riportati da QuiFinanza.it, il costo medio nazionale per chi sceglie la modalità self-service sulla rete stradale è di 2,055 euro/litro per la benzina, mentre il diesel viaggia sui 2,251 euro/litro. Il GPL si attesta intorno a 0,781 euro/litro e il metano a 1,912 euro/litro. Numeri che, seppur in lieve calo rispetto a qualche giorno fa, restano comunque elevati. E sulla rete autostradale? Le cifre lievitano: si parla in media di 2,085 euro/litro per la verde e di 2,293 euro/litro per il gasolio.
Prezzi della benzina regione per regione: dove costa di più e dove si risparmia
Ma la vera sorpresa arriva analizzando i prezzi regione per regione. Diamo un’occhiata alle differenze: in Basilicata, Campania, Puglia e Sicilia i prezzi del self-service si mantengono su livelli simili, con la benzina che oscilla tra i 2,061 e i 2,069 euro al litro, e il gasolio che sfiora o supera i 2,250 euro. Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna si collocano invece in linea con la media nazionale, con valori medi rispettivamente di 2,048, 2,048 e 2,056 euro/litro per la verde.
Tra le zone dove il pieno risulta un pizzico meno oneroso troviamo il Lazio e la Liguria (entrambe a 2,032 euro/litro per la benzina), affiancate da Friuli Venezia Giulia, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto (2,046 euro/litro). E le più salate? La provincia autonoma di Bolzano si conferma tra le più care, con la benzina a quota 2,099 euro/litro e il diesel che sfonda il tetto dei 2,300 euro (2,303 per l’esattezza). Seguono a ruota Trento e la Sardegna.
Carburanti in autostrada: prezzi in lieve calo, ma basterà?
C’è però uno spiraglio di ottimismo. Come confermato dai dati di Auto.it aggiornati a inizio ottobre, sulla rete autostradale si registra una lieve flessione dei prezzi in diverse regioni. Seppur si tratti di un calo marginale (si parla di pochi millesimi di euro), è un segnale che fa ben sperare gli automobilisti. In Calabria e Liguria, ad esempio, si sono registrati i cali più consistenti (fino a -33 millesimi per la verde e -39 per il diesel), ma la strada verso un effettivo alleggerimento del costo del pieno sembra ancora lunga.
Insomma, tra rincari, lievi flessioni e le tanto discusse accise, l’unica certezza è che per gli automobilisti italiani l’attenzione al distributore rimane fondamentale. Conviene sempre tenere d’occhio i prezzi della propria zona per cercare, per quanto possibile, di limitare i danni al portafoglio. Staremo a vedere se i prossimi interventi governativi riusciranno a dare una svolta decisiva a questa infinita soap opera dei rincari.
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