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Hai l’ansia o sei depresso? In questa regione italiana i medici ti aiutano con l’arte


Per alcune persone, la cura può iniziare davanti a un quadro, tra le sale di un museo o durante un laboratorio creativo. In Piemonte, la sanità territoriale sta sperimentando un modello innovativo in cui l’esperienza culturale diventa parte del percorso terapeutico. Con il progetto “Museo Benessere: percorsi di cura attraverso l’arte e la cultura”, la ASL TO3 introduce la prescrizione sociale, un approccio che affianca alle terapie tradizionali attività artistiche e culturali pensate per sostenere il benessere psicofisico.


In Piemonte i medici prescrivono l’arte: la nuova terapia contro ansia e depressione


Il progetto non nasce da un’intuizione isolata, ma si fonda su evidenze scientifiche consolidate. Un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, basato su oltre 3.000 studi internazionali, ha dimostrato il ruolo delle arti nella prevenzione, nel supporto psicologico e nella gestione delle malattie croniche. Le esperienze culturali attivano infatti meccanismi psicologici, biologici e sociali che contribuiscono al miglioramento della qualità della vita. In questo senso, la prescrizione sociale rappresenta un approccio olistico, capace di affiancare agli interventi clinici strumenti non farmacologici utili a contrastare ansia, isolamento, depressione lieve e fragilità sociali.


Nel nuovo modello, i medici di medicina generale possono affiancare alle terapie tradizionali attività culturali prescritte tramite ricetta bianca. Visite guidate, laboratori artistici, attività esperienziali e momenti di narrazione entrano così nel piano terapeutico di persone in condizioni di fragilità. L’obiettivo è ampliare il concetto di cura, valorizzando il ruolo delle emozioni, della relazione e della partecipazione sociale.


Il progetto nasce come evoluzione dell’esperienza “Oulx: in arte salus” e coinvolge due istituzioni simbolo del territorio: il Castello di Rivoli e la Reggia di Venaria. Luoghi che da tempo intrecciano cultura e salute e che oggi diventano parte integrante dei percorsi terapeutici.


Al centro dell’iniziativa c’è un’équipe multiprofessionale composta da medici, infermieri, psicologi, operatori culturali e realtà del territorio. I pazienti selezionati vengono inseriti in piccoli gruppi e accompagnati nei musei, dove attività mirate stimolano memoria, movimento, emozioni e relazioni. Parallelamente, il percorso è monitorato anche dal punto di vista clinico, con una valutazione finale dei risultati. Un modello che potrebbe aprire la strada a un nuovo modo di intendere la sanità, in cui la cultura diventa parte integrante della cura.


Foto: iStock.