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San Valentino, vendetta virale: questo zoo ti fa dare il nome del tuo ex a un ratto o una blatta


A San Valentino, c’è chi regala rose e cioccolatini, e chi preferisce… un’ex vendetta servita fredda. È l’idea geniale (o discutibile, a seconda dei punti di vista) che torna virale grazie allo Zoo di San Antonio, con la sua iniziativa “Cry Me a Cockroach”. Un fenomeno social che trasforma i cuori spezzati in donazioni, ma che nasconde un retroscena decisamente meno divertente.


L’iniziativa è semplice e, diciamocelo, irresistibilmente provocatoria: con pochi dollari, si può dare il nome del proprio ex – o di chiunque ci abbia fatto un torto – a uno scarafaggio, un ratto o persino a delle verdure. Il finale meno felice? Questi sfortunati omonimi vengono poi offerti in pasto agli animali dello zoo. Il tutto è corredato da un biglietto di San Valentino scaricabile e, per la gioia dei social addicted, da un video del “pasto” da condividere online.


Le donazioni, che partono da 5 dollari per uno scarafaggio o delle verdure e salgono a 15 per un ratto, sono ufficialmente destinate a finanziare la cura degli animali, i programmi educativi e la conservazione della fauna selvatica. Un format che, grazie al suo tono irriverente e all’inevitabile passaparola, ha conquistato negli anni una visibilità enorme sui social, diventando quasi un rituale alternativo per la festa degli innamorati.


Non solo cuori spezzati: il retroscena che fa discutere


Ma dietro l’umorismo dichiarato e la facciata da “vendetta perfetta”, si apre una questione più scomoda. Che tipo di tutela animale viene promossa, se alcune specie come scarafaggi e ratti – già vittime di una reputazione non proprio stellare – vengono presentate come oggetti di scherno e paragonate a persone “spregevoli”?


Questa operazione, pur giocosa, rischia di rafforzare una gerarchia arbitraria tra animali “degni” di protezione e animali “sacrificabili”, proprio all’interno di un’istituzione che si occupa di conservazione. Si finanziano nuove strutture per creature già confinate, mentre si usa la derisione di altre specie come leva emotiva per fare cassa. Un paradosso che non passa inosservato agli occhi più attenti.


Foto: iStock.