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“Portatevi una bottiglietta d’acqua”: la richiesta del sindaco ai proprietari di cani fa scoppiare la polemica


A Bologna basta una bottiglietta d’acqua per cambiare il volto delle strade. O almeno così spera il Sindaco Matteo Lepore, che ha lanciato un invito destinato a far discutere: i proprietari di cani dovrebbero usare l’acqua per pulire l’urina dei loro animali sui marciapiedi e nelle aree pubbliche. Una proposta che, senza introdurre obblighi o sanzioni, punta a migliorare l’igiene urbana e a ridurre le tensioni tra cittadini. Ma non tutti sono convinti.


L’invito del Sindaco: una soluzione soft o un primo passo verso le multe?


Durante un intervento televisivo a Dedalus, Lepore ha spiegato che la misura mira a rafforzare il senso civico, soprattutto nei mesi estivi, quando odori e degrado diventano più evidenti. “Piccoli gesti quotidiani possono fare la differenza”, ha sottolineato, precisando che non si tratta di un obbligo, ma di una raccomandazione. L’obiettivo? Evitare che il tema diventi motivo di conflitto tra residenti e proprietari di animali, senza però arrivare a provvedimenti punitivi.


La proposta arriva in un momento in cui diverse città italiane stanno affrontando il problema con approcci diversi. A Bologna, per ora, si punta sulla sensibilizzazione, ma il dibattito è aperto: basterà l’autoregolamentazione o serviranno regole più stringenti?


Livorno fa scuola: multe fino a 500 euro per chi non pulisce


Mentre Bologna sceglie la via della persuasione, altre amministrazioni hanno già optato per la linea dura. A Livorno, il Sindaco Luca Salvetti ha introdotto un’ordinanza che obbliga i proprietari di cani a pulire l’urina con l’acqua, pena multe che vanno da 25 a 500 euro. Una misura valida fino al 31 ottobre 2026, che rappresenta un precedente nel panorama italiano.


La differenza tra le due città è netta: da un lato un invito al buon senso, dall’altro una norma con conseguenze economiche. Ma quale approccio funziona di più? A Livorno, l’ordinanza ha suscitato reazioni contrastanti: c’è chi la considera necessaria per garantire il decoro urbano, e chi la ritiene eccessiva, soprattutto per chi vive in zone con pochi spazi verdi o fontanelle pubbliche.


Cani in città: convivenza possibile o terreno di scontro?


Il tema tocca un nervo scoperto della vita urbana: la convivenza tra cittadini, animali domestici e spazi pubblici. Da un lato, i proprietari di cani sottolineano le difficoltà pratiche – come la mancanza di fontanelle o la scarsa disponibilità di sacchetti igienici – dall’altro, i residenti lamentano marciapiedi sporchi, odori sgradevoli e un generale peggioramento della qualità della vita.


Le amministrazioni si trovano così a dover bilanciare due esigenze: tutelare il decoro urbano e garantire il benessere degli animali e dei loro proprietari. A Bologna, l’invito di Lepore potrebbe essere solo il primo passo. Se la misura non dovesse dare i risultati sperati, anche la città emiliana potrebbe valutare soluzioni più drastiche, seguendo l’esempio di Livorno.


E le altre città? Tra raccomandazioni e regole ferree


Bologna e Livorno non sono casi isolati. In diverse città italiane, il problema della gestione degli escrementi animali è all’ordine del giorno. Alcune amministrazioni hanno scelto di puntare su campagne di sensibilizzazione, altre hanno introdotto sanzioni per chi non rispetta le regole. A Roma, ad esempio, è obbligatorio raccogliere le feci dei cani, ma non esiste ancora una norma specifica per l’urina.


La domanda che molti si pongono è: quale sarà la direzione futura? Le città italiane si muoveranno verso un modello più rigido, con multe e controlli, o punteranno su soluzioni collaborative, basate sull’educazione e sul senso civico? Per ora, il dibattito resta aperto.


Foto: iStock.