Il calcio non è mai stato così umano. E Hajime Moriyasu, il commissario tecnico del Giappone, ne è la prova vivente. Tra lacrime in conferenza stampa, una lavagna piena di numeri misteriosi e un rispetto maniacale per il prossimo, l’allenatore ha conquistato anche chi di pallone non sa (o non vuole) saperne nulla. Ma chi è davvero l’uomo che sta rubando la scena ai Mondiali 2026?
Hajime Moriyasu, il “Crying Coach” che ha sciolto i cuori
Non è un caso se Moriyasu è stato ribattezzato Crying Coach. Il soprannome nasce dalla sua abitudine di commuoversi durante l’inno nazionale giapponese, ma il momento che ha davvero fatto il giro del mondo è stato un altro. Durante la conferenza stampa del 13 giugno a Dallas, il CT ha dovuto annunciare l’esclusione del capitano Wataru Endo dai Mondiali 2026 a causa di un infortunio. Con la voce rotta dal pianto e gli occhi lucidi, Moriyasu si è scusato pubblicamente con il calciatore del Liverpool, la sua famiglia e i tifosi: “Mi dispiace profondamente”, ha detto, trasformando una decisione tattica in un momento di autentica umanità.
Non è solo empatia, però. Moriyasu è il primo allenatore a guidare il Giappone in due Mondiali consecutivi, e dietro la sua sensibilità si nasconde una mente strategica fuori dal comune.
La lavagna segreta: il codice numerico che inganna gli avversari
Come fa il Giappone a sorprendere squadre ben più quotate? La risposta potrebbe essere in una semplice lavagna. Per evitare che le telecamere captino schemi o indicazioni, Moriyasu ha adottato un metodo tanto antico quanto efficace: una lavagna con grandi numeri neri, incomprensibili per gli avversari ma perfettamente chiari per i suoi giocatori.
Un sistema che affonda le radici nella cultura giapponese, dove i bambini imparano la logica matematica attraverso il soroban, l’abaco tradizionale.
Dai social al rito dell’O-soji: quando il calcio diventa cultura
I social non hanno resistito al fascino di Moriyasu. Il suo taccuino è stato paragonato al Death Note del manga omonimo, con tanto di battute sul fatto che ogni parola scritta dall’allenatore segni il destino degli avversari. Ma c’è di più: dopo la partita di Dallas, i tifosi giapponesi sono rimasti sugli spalti a raccogliere ogni rifiuto, seguendo il rito dell’O-soji, la grande pulizia simbolo di rispetto per lo spazio condiviso.
Mondiali 2026: Moriyasu, l’allenatore che ha unito cuore e strategia
Tra lacrime, numeri e rispetto, Hajime Moriyasu sta scrivendo una delle storie più belle di questi Mondiali. Non importa se sei un tifoso sfegatato o un semplice spettatore: il suo modo di vivere il calcio ha qualcosa da insegnare a tutti. E chissà che, alla fine, non sia proprio lui a portare il Giappone più lontano del previsto.
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