Si chiama Eevee, come il Pokémon, ed è una cucciola di canguro che a quattro mesi si è ritrovata fuori dal marsupio della madre nel cuore della notte. La sua storia arriva da un parco zoologico brasiliano e l’ha raccontata il portale g1.globo.com: rifiutata dalla mamma biologica, Eevee è sopravvissuta grazie a una biologa della struttura che le ha costruito un marsupio artificiale e se l’è portata dietro ovunque, scrivania dell’ufficio compresa. Oggi ha sei mesi e sta imparando, un passo alla volta, a stare in mezzo ai suoi simili.
Eevee, la cucciola di canguro rifiutata dalla madre
I canguri nascono minuscoli, grandi poco più di un sassolino, e hanno bisogno di trascorrere i primi sei mesi al sicuro dentro il marsupio materno per completare lo sviluppo. Fuori da lì, da soli, non sopravvivono. Eevee però quel tempo non l’ha avuto tutto: la madre, Esther, era alla primissima esperienza da genitore e, quando la piccola ha raggiunto il quarto mese e ha iniziato a muoversi un po’ troppo, si è infastidita e l’ha di fatto sfrattata nel bel mezzo della notte. Lo staff veterinario ha provato subito a farle ricongiungere, ma il rifiuto è stato categorico: la madre non ne ha voluto sapere. A quel punto restava una sola strada, sostituirsi a lei.
Il marsupio artificiale costruito in casa: sacca elastica, coperte e acqua calda
A prendersi carico della cucciola è stata una biologa del parco, che ha deciso di fare le veci della mamma assente pur di salvarle la vita. Per garantire a Eevee il calore e il conforto necessari alla sopravvivenza ha messo insieme un marsupio artificiale con quello che aveva: una sacca elastica, coperte morbide e bottiglie d’acqua calda a fare da corpo materno. Ma il vero punto non era solo la temperatura. La biologa ha iniziato a portare la piccola costantemente con sé, in casa e anche al lavoro, tenendosela addosso perfino da seduta alla scrivania. Il motivo è più tecnico di quanto sembri: il dondolio costante prodotto dalla camminata è un fattore cruciale per la crescita neurologica e fisica dei cuccioli di questa specie. Senza quel movimento, il marsupio finto sarebbe stato solo una coperta calda.
Il lento ritorno alla vita nel branco
Oggi Eevee ha sei mesi, è cresciuta a vista d’occhio e sta affrontando la fase più delicata di tutte: l’inserimento nel mondo degli adulti. Ora che è fuori pericolo, l’obiettivo degli esperti è renderla progressivamente sempre più autonoma. La cucciola ha ancora uno spazio sicuro e adattato in cui dormire, ma durante le mattinate viene accompagnata in un recinto dedicato dove può iniziare a interagire con i suoi simili. È un percorso fatto di piccoli passi, che rispetta scrupolosamente i suoi tempi: gli esemplari più grandi si avvicinano incuriositi per annusarla e fare conoscenza, mentre lei si abitua poco alla volta a restare sola con il branco, senza la sua mamma umana a portata di mano.
Perché la storia di Eevee interessa anche alla scienza
Trattandosi di un animale nato in un ambiente controllato, la piccola non verrà mai reintrodotta in natura. Il suo percorso, però, ha un valore che va ben oltre il singolo caso. Riuscire a crescere un cucciolo rifiutato dalla madre e portarlo fino all’inserimento nel gruppo fornisce alla comunità scientifica un bagaglio di competenze pratiche difficili da ottenere altrimenti: tempi, temperature, stimoli, errori da non ripetere. Un’esperienza che in futuro può servire a salvare altri esemplari, e altre specie, in condizioni simili. Una vittoria della scienza, della pazienza e di un’empatia che non conosce confini di specie.