New York – L’Onu dichiara guerra ai manga erotici giapponesi. Maude de Boer-Buquicchio, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla prostituzione infantile, ha chiesto alle autorità giapponesi la messa al bando dei fumetti e di tutte quelle pubblicazioni a contenuto sessuale che non ricadono direttamente nella sfera di competenza della legge sulla pedopornografia.
“Si tratta sicuramente di un business molto redditizio ma quello che più preoccupa – ha detto – è che si tratta di una tendenza che sembra essere accettata e tollerata dalla società”.
L’industria del porno è particolarmente fiorente in Giappone; immagini (disegni o foto) meno espliciti ma dai chiari riferimenti erotici, inoltre, sono un po’ dappertutto, anche sui cartelloni pubblicitari. E spesso ritraggono figure femminili dalle fattezze di adolescenti se non di vere e proprie bambine.
La maggior parte dei disegnatori nipponici si oppone a una forma di censura, adduncendo come giustificazione la difficoltà di definire una demarcazione netta tra cosa può essere considerato “pedopornografia” e cosa no. E i lettori sembrano essere dalla loro parte.
“Penso che sia importante mettere dei limiti e stabilire delle regole ma questo non vale per i manga e le anime”, dice questo giovane studente.
“Sì, penso anch’io che i manga siano un mondo a parte”, aggiunge la sua giovane amica.
Per la rappresentante dell’Onu, il rispetto – pur dovuto – della libertà d’espressione cade di fronte all’esigenza di tutelare i diritti dei minori. Secondo la Buquicchio, spalleggiata da diverse Ong giapponesi mobilitate contro la pornografia infantile, l’attuale legislazione nipponica non è sufficiente a tutelare in modo chiaro i bambini che possono, quindi, facilmente cadere preda di adulti malintenzionati.
Solo nel 2014 sono stati identificati 1.828 casi di pedopornografia in Giappone, per un totale di 746 bambini coinvolti.
(immagini AFP)