Milano – Novanta secondi di terrore, di morte, di devastazione. Novanta secondi: un’eternità per chi, nel buio, cerca riparo tra polvere e calcinacci dalla violenta scudisciata di un mostro arrivato dalle profondità della Terra a mietere vittime e paura. Erano le 19.34 del 23 novembre 1980, una domenica, quando Campania, Basilicata e Puglia furono colpite da una violentissima scossa di terremoto di 6,5 gradi Richter che cambiò per sempre il volto del Sud Italia.
Oltre 6 milioni di persone furono colpite, in oltre 680 comuni 70 dei quali vennero letteralmente rasi al suolo. I morti furono quasi 3mila, 280mila i senza tetto, più di 360mila le abitazioni distrutte. L’epicentro fu in Irpinia, a circa 30 Km di profondità tra le provincie di Avellino e Salerno.
Fu lo stesso Presidente della Repubblica dell’epoca, Sandro Pertini recatosi sul luogo del disastro a denunciare il colpevole ritardo dei soccorsi, in alcune zone arrivati solo dopo 5 lunghissimi giorni.
Tra i comuni più colpiti Lioni, Laviano, Conza della Campania, Sant’Angelo dei Lombardi. La ricostruzione è stata una catastrofe nella catastrofe: tra sprechi e lentezze senza precedenti addirittura continua ancora oggi.
I costi sono quadruplicati, gli appalti truccati dalla camorra hanno ingrassato gli sciacalli, mentre intere generazioni consumavano la loro vita per decenni da eterni terremotati in squallide baraccopoli di lamiera.