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Video News 19/11/2015

Roma – Conservare e ricostruire il seno delle donne con tumore immediatamente, senza farle tornare in sala operatoria. Anche a quelle con tumori avanzati o multicentrici che si devono sottoporre a terapia neoadiuvante, con chemioterapia, prima dell’intervento chirurgico. All’ospedale San Giovanni di Roma, l’equipe della Breast Unit ha iniziato circa otto anni fa a operare con la tecnica della “Nipple Sparing Mastectomy”, ovvero la mastectomia conservativa della pelle e del complesso areola-capezzolo.


Tecnica che si sta diffondendo sempre di più nel mondo e soprattutto sicura, adottata su centinaia di pazienti con risultati incoraggianti.


Il seno delle donne operate di mastectomia viene ricostruito totalmente in contemporanea all’intervento demolitivo.


Andrea Loreti, specialista in chirurgia plastica e ricostruttiva:


“La nostra particolarità è che noi inseriamo direttamente la protesi e non l’espansore mammario in modo che la donna ha una ricostruzione completa e finita alla fine dell’intervento, senza dover più rientrare in sala operatoria”. Molte infatti, pur sentendosi in un certo senso “mutilate” senza il seno, non hanno la forza di tornare a operarsi anni dopo.


Ma non solo, i medici del San Giovanni hanno pubblicato il primo studio al mondo,


presentato di recente in un congresso a Firenze, che mette a confronto i risultati di questo tipo di interventi su donne che si sono sottoposte primariamente all’operazione chirurgica e i casi più gravi di donne che si sono sottoposte anche a chemioterapia neoadiuvante prima dell’intervento.


Dai dati, è emerso che la mastectomia conservativa si può fare quasi sempre, e che la chemioterapia non è un ostacolo alla ricostruzione immediata del seno.


Monitorando le pazienti dopo diversi mesi non si sono riscontrate differenze significative tra i due trattamenti, c è stata piena guarigione e soprattutto non ci sono state recidive a livello locale.


Lo studio italiano è stato pubblicato sulla rivista scientifica internazionale “The Breast” e importanti oncologi americani ne hanno riconosciuto il grande valore. L’approccio del professor Lucio Fortunato, direttore della Breast Unit del San Giovanni e del suo team multidisciplinare composto da chirurghi, chirurghi plastici, oncologi, radiologi e radioterapisti, punta a migliorare la qualità della vita delle donne:


“Quasi nessuna donna ha bisogno di entrare in sala operatoria e uscirne amputata di un seno”.


Ma in quali pochi casi non si può intervenire in questo modo?


“Riteniamo molto pochi, nella nostra esperienza circa il 70% delle donne fa mastectomia con ricostruzione e il 50% fa mastectomia con conservazione della cute, areola e capezzolo, con ricostruzione immediata. Solo le donne che hanno un coinvolgimento clinico e/o radiologico del capezzolo, ovvero margini di resezione positivi, quindi parliamo davvero di un sottogruppo, non hanno il beneficio di fare questo intervento”.


Un’eccellenza italiana:


“Siamo riusciti a fare un qualcosa che ancora nelle altre parti del mondo non riescono a fare”.


“Il nostro motto è: mai più mastectomia senza ricostruzione immediata, perché la mastectomia amputativa come si faceva 10 o 20 anni fa è un disastro per la donna”.