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Video News 16/12/2015

Roma – “Dopo tanti anni di impresa, ho capito che per spiegare una impresa è importante raccontarla, perchè così le cose hanno più senso e si capiscono meglio”. Lo dice il professor Pier Luigi Celli, saggista, scrittore e imprenditore, già direttore generale della Luiss, ospite negli studi di askanews per presentare il suo romanzo “E senza piangere” (Edizioni Tea), ambientato nel mondo dell’Università. Celli è ora senior advisor alle Poste italiane appena andate in Borsa.


Che immagine emerge dell’Università italiana? “Conosco il mondo universitario abbastanza bene perchè ho insegnato tanto – spiega – dal libro emergono virtù e vizi. Virtù non tantissime, vizi molto rilevanti. Non a caso uno dei problemi italiani è il fatto che le nostre Università sono molto staccate dal mondo del lavoro e sono molto autoreferenziali”.


Nel decreto “buona scuola”, il governo ha inserito dei programmi di scambio tra mondo dell’impresa e mondo della scuola che si ispirano al modello tedesco. Funzionerà?


“In Germania e Austria funziona, funziona in Alto Adige dove sono stato dieci anni all’inizio della mia carriera. Il funzionamento – risponde Celli – dipenderà da una parte dalle imprese che in qualche modo ci credono e dall’altra parte dalla scuola che deve rendersi conto dei bisogni delle imprese e non semplicemente dalla sua sopravvivenza per quanti fondi gli possono venire. C’è una collaborazione che può essere virtuosa ma ci vuole molto impegno. Non sono così convinto che la cultura in questo Paese sia molto attrezzata per sostenere un programma che guarda al futuro”.


Le Poste sono appena andate in Borsa. Quali i prossimi passi? “Il vantaggio è di avere un amministratore delegato molto lungimirante. Ha una grandissima visione del futuro, capace di motivare le persone che si mette attorno. Credo che i prossimi passi siano quelli di fare delle poste un asse portante dello sviluppo di questo paese, soprattutto nel campo della digitalizzazione, uno dei settori che possono trascinare in avanti l’organizzazione industriale e pubblica”, conclude Celli.