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Video News 15/12/2015

Roma – Le mafie tradizionali “privilegiano sempre più la corruzione rispetto alla violenza”; insomma meno morti ammazzati, ma molta più manipolazione della politica e dell’imprenditoria: lo ha detto il direttore della Direzione investigativa antimafia, generale Nunzio Antonio Ferla, presentando il rapporto annuale della Dia.


Una corruzione calcolata anche in cifre dalle stime della Banca Mondiale: se l’Italia fosse come gli altri paesi dell’area euro, a parità di altre condizioni, fra il 2006 e il 2012 avrebbe attirato il 15% in più di investimenti esteri.


Secondo il ministro dell’Interno Angelino Alfano c’è “un trinomio nella lotta alle mafie che sta funzionando, composto dall’arresto dei latitanti, dal carcere duro per i mafiosi e dall’aggressione dei patrimoni illeciti”.


E la Dia, ha sottolineato Alfano, “E’ un’intuizione felice che ha avuto una sua traduzione felice nella realtà. E’ un’intuizione di Giovanni Falcone che ha avuto attuazione forse con lentezza, ma l’ha avuta”.


Per Alfano, la legislazione italiana è tra le più avanzate del mondo un modello anche nello scambio delle informazioni e nel fare squadra tra le diverse forze di polizia.


Mentre per la presidente della commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, è importante “far capire anche all’opinione pubblica che la mafia che non spara non è meno pericolosa ma forse lo è di più perché ci priva della nostra libertà”.