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Video News 13/04/2015

Mosca – L’iperrealismo degli ultimi anni del regime sovietico rivive in un mostra a Mosca con centinaia di scene quotidiane, dai ritratti ai panorami, realizzati nell’ex Urss tra gli anni ’70 e ’80 del XX secolo. L’iperrealismo si basa sulla riproduzione interpretata dal pittore di un soggetto fotografico. Questa forma d’arte intendeva rivitalizzare il realismo sovietico d’antan ma invece finì per sottolineare come anche il regime simulasse una realtà che non esisteva.


“Gli artisti degli anni ’70 e ’80 furono i primi a realizzare che la realtà è un’illusione, spiega Kirill Svetlyakov, curatore della mostra. Come accadeva nei giorni della Guerra fredda quando la realtà veniva costruita attraverso i media con l’ausilio di una macchina fotografica”.


Temi che sono tornati d’attualità dopo che, mutatis mutandis, oggi si stanno profilando di nuovo gli scenari di tensione che opponevano una volta Stati Uniti e blocco occidentale alla Russia “eternelle”, per dirla con de Gaulle.


“Per tutti la guerra era un evento in cui la gente veniva uccisa e moriva, ricorda Svetlyakov. Ma la Guerra fredda era una pace illusoria, potenzialmente molto pericolosa. Un’ambiguità che venne riflessa nell’iperrealismo sovietico, che propone un iperrealtà che non corrisponde alla realtà come la vediamo con i nostri occhi”.


Intitolata “La realtà che diventa un’illusione”, secondo alcuni la collezione esposta alla prestigiosa galleria Tretyakov sino a luglio ha finito per toccare corde molto sensibili nella Russia odierna, impegnata in una sfida molto tesa con l’Occidente a causa dell’Ucraina.


“La gente della mia generazione vede la realtà in modo diverso, sottolinea una giovane visitatrice. Ma è interessante osservare come le generazioni precedenti comunicavano gli stessi problemi di oggi”.