Firenze – Vuole una chiesa umile, “inquieta”, accanto agli ultimi, non narcisista nè autoreferenziale, una chiesa accidentata e che non sia ossessionata dal potere. Papa Francesco vola in Toscana, a Prato prima e a Firenze dopo, per chiudere il convegno decennale della Cei.
Nella Basilica di Santa Maria del Fiore, a Firenze, il Pontefice avverte i vescovi a “non essere ossessionati dal potere, anche quando questo prende il volto di un potere utile e funzionale all’immagine sociale della Chiesa”. Chiede “umiltà, disinteresse e beatitudine”, Papa Francesco, per un “umanesimo cristiano che nasce dall’umanità del Figlio di Dio”.
La giornata in Toscana del Papa inizia presto. Alle 7.45 l’elicottero con a bordo Bergoglio è già allo stadio Lungobisenzio a Prato. Oltre 30mila fedeli hanno atteso il Pontefice (l’ultimo fu Giovanni Paolo II nel 1986), dopo una lunga notte bianca. Le campane del Duomo suonano a festa, presenti anche le suore di clausura, uscite eccezionalmente dal convento.
Dopo appena un’ora, il Papa è di nuovo sull’elicottero con destinazione Firenze. Ad attenderlo ci sono i vescovi di 226 diocesi italiane, i sacerdoti e le suore, i fedeli riuniti per voltare pagina.” Bergoglio parla di “rivoluzione” della fede e della necessità di una continua “riforma” della Chiesa, invocando la protezione divina per proteggerla, dice, “da ogni surrogato di potere, d’immagine, di denaro”.
Francesco pranza poi con i poveri alla mensa della Caritas e abbraccia idealmente la città, con una messa allo stadio Franchi di Firenze. Non c’è Matteo Renzi, però c’è la first lady Agnese.