Roma – Un piano straordinario contro la violenza sessuale e di genere:
per prevenire e assistere le vittime, per dare attuazione alla legge sul femminicidio varata a fine 2013: formazione degli operatori, rifugi, riabilitazione. Negli obbiettivi delineati dal piano presentato a Roma c’è anche, cosa del tutto nuova, il varo una banca dati per contabilizzare episodi e delitti, dotato di due milioni di euro. Giovanna Martelli, consigliera del presidente del Consiglio per le pari opportunità: “E’ un piano che affronta il problema della violenza maschile contro le donne a 360 gradi: la prevenzione, la protezione e il reinserimento abitativo delle donne. Ci sono 29 milioni di euro a disposizione che saranno ripartiti fra le regioni per progetti di consolidamento della rete territoriale”.
Il piano si muove anche nel quadro internazionale della convenzione di Istanbul per la protezione delle donne, ratificata dal parlamento italiano. Ma ha suscitato polemiche fra le associazioni femminili, che lamentano di non essere state consultate mentre da anni gestiscono l’emergenza sul territorio. Ancora Martelli: “Da lunedì inizieremo il confronto con le associazioni femminili che sono già state convocate per capire quali sistemi di governo territoriali dobbiamo attuare attraverso questo piano. E’ ben chiaro che lo Stato si assume la responsabilità della politica pubblica all’interno di un sistema territoriale che è stato sempre sostenuto in gran parte dalle associazioni femminili”.
Confermate le risorse messe a disposizione, cioè 10 milioni di euro per il 2013, altrettanti per il 2014, 9,1 milioni per il 2015 e una previsione di altri 10 milioni per il 2016. nello specifico, 13 milioni saranno ripartiti tra le Regioni e le province autonome (per i capitoli formazione del personale sanitario, inserimento lavorativo e autonomia abitativa delle vittime, banche dati); 7 milioni per rafforzare la rete dei servizi territoriali, dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza, prevenzione e contrasto; 7 milioni per azioni sulla prevenzione, educazione dei giovani e formazione dei docenti, formazione delle figure professionali (tranne quelle sanitarie) e rafforzamento degli strumenti di assistenza alle vittime.
Tra le novità, l’istituzione presso il Dipartimento Pari opportunità di una Banca dati nazionale sul fenomeno, per la quale si prevede una spesa di 2 milioni di euro. Il Piano sottolinea la necessità di un sistema ‘integrato’ di rilevazioni e precisa che attualmente le fonti istituzionali non sono sempre idonee a cogliere il fenomeno della violenza di genere nella sua completezza. Il Dipartimento elaborerà quindi delle linee di indirizzo nazionali per le modalità di raccolta dei dati da parte degli Osservatori regionali. Sarà anche istituito un gruppo di esperti col compito di lavorare al sistema informativo della Banca dati e di elaborare proposte di collaborazione con l’Istat. A fornire i dati alla Banca saranno il Ministero dell’Interno, quello della Giustizia e il gestore del numero verde 1522. Saranno anche individuate modalità utili a un coinvolgimento stabile dei Centri antiviolenza nella rilevazione delle informazioni.
Altra novità, l’istituzione a livello territoriale di ‘Tavoli di coordinamento del sistema degli interventi per il contrasto, il trattamento della violenza maschile contro le donne e il loro reinserimento socio-lavorativo’, composto da: Prefetture, forze dell’ordine, Procura, Comuni, associazioni, Asl, parti sociali.
Il Piano pone l’accento sulla necessità di “passare da un paradigma incentrato sulla debolezza, che vede le donne vittime unicamente come soggetti deboli da tutelare, a uno incentrato sul concetto di empowerment delle donne (valorizzazione delle loro capacità)”. Da qui l’urgenza di azioni concrete mirate al loro reinserimento lavorativo per promuoverne l’autonomia economica (che spesso costringe le vittime a non allontanarsi dal carnefice). Previsto, anche, il recupero degli autori delle violenze “al fine di prevenire la recidiva del reato”, che comunque sarebbe aggiuntivo e non alternativo alla condanna.
Ma per le associazioni che storicamente si sono sempre occupate delle donne vittime di violenza il Piano è fallimentare: depotenziamento dei Centri antiviolenza, mancata concertazione con le associazioni, sistema di governance caotico e distribuzione frammentata delle troppo esigue risorse, linguaggio discriminatorio e cancellazione della funzione dell’Istat.
“Il Governo Renzi – affermano Telefono Rosa, Dire, Udi, Fondazione Pangea e Maschile plurale – perde un’occasione storica di combattere con azioni specifiche, coordinate ed efficaci la violenza maschile contro le donne attraverso un Piano che affronti le esigenze tassative poste dalla Convenzione di Istanbul”.
“Il ruolo dei Centri antiviolenza – specificano – risulta depotenziato in tutte le azioni del Piano e vengono considerati alla stregua di qualsiasi altro soggetto del privato sociale, senza alcun ruolo se non quello di meri esecutori di un servizio”. Le associazioni lamentano poi di non aver avuto parte alcuna nella elaborazione e stesura del Piano che è stato comunicato loro senza possibilità di cambiamento.
Un’altra critica è che “il caotico sistema di governance delineato non garantisce il buon funzionamento di tutto il sistema nazionale e pone, inoltre, rilevanti problemi giuridici di coordinamento a livello locale, vanificando il funzionamento delle reti territoriali già esistenti”. In particolare, le grandi città, le Province e le Città metropolitane “rischiano che, sullo stesso territorio, si creino più reti con gli stessi soggetti istituzionali che si sovrappongono tra loro (es. Asl, Procura, Prefettura)”.
Le risorse sono troppo esigue per gli obiettivi del Piano e “troppo sbilanciate sui percorsi di inclusione, in particolare quelli di inserimento lavorativo, a scapito dell’ascolto, dell’accoglienza, dell’ospitalità, dell’empowerment”. Ancora, il linguaggio del Piano “è discriminatorio rispetto al genere: non c’è la declinazione al femminile nemmeno quando si parla di figure professionali femminili”. Infine, “la funzione dell’Istat, l’istituzione dello Stato che fino ad oggi ha raccolto, validato ed elaborato i dati sulla violenza di genere, è cancellata dal Piano” con l’istituzione di una “Banca Dati che sarà appaltata a privati”. “Con questa decisione scompare il progetto di rendere stabile e obbligatoria una periodica ricerca sulla violenza di genere. Senza queste ricerche periodiche non è pensabile – né verificabile – alcuna politica di prevenzione e di contrasto” concludono le associazioni.