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Video News 05/12/2015

Roma – “Negli ultimi decenni la satira è rientrata prepotentemente nel panorama dell’informazione. Ma oggi c’è il rischio che la satira diventi conformista, mentre la satira ha come suo elemento fondamentale la trasgressione: se è conformista, non è più satira. Credo che questo fenomeno sia passato attraverso un’inflazione di comicità. Io non ho niente contro i comici, nè contro la comicità, ma la satira è un’altra cosa. Amo dire che se la satira fa ridere, quello è solo un effetto collaterale”. Lo afferma Vauro Senesi, uno dei più noti autori satirici e vignettisti italiani, in questa intervista ad Askanews in occasione dell’uscita del libro “Tutto Vauro” (edizioni Piemme) che per i sessant’anni dell’autore, ha raccolto oltre 1300 vignette che coprono quattro decenni di attività. “L’idea del volume non è mia, perchè già l’idea di aver compiuto sessant’anni mi terrorizza – dice Vauro – L’idea è stata dell’editore Piemme e dei curatori che sono stati bravissimi a raccogliere tanta della mia produzione e a dargli un ordine non cronologico, ma tematico, perchè io sono distratto, non ho archivio, e non conservo nulla. Rileggendo il libro, che non avendo memoria, per me è un nuovo, ho scoperto che questa nostra storia è un po’ gattopardesca: tutto cambia, ma in realtà nulla cambia. Le vignette a cui sono più affezionato sono quelle disegnate nei luoghi di guerra, Afghanistan, Irak, Palestina. Quando ci sono andato pensavo che la satira non fosse uno strumento opportuno, mentre invece lì ho scoperto che l’immediatezza della satira, l’urgenza di comunicare gli orrori che lì avvenivano, si coniugava con il disegno in modo efficace”. Rievocando gli esordi milanesi degli anni settanta con il collega Mannelli, anche lui di Pistoia, Vauro conclude:”Sono stati esordi durissimi, quasi da fame: venivamo da Pistoia in autostop e quando avevamo i soldi in treno. Spesso dormivamo in stazione o ai giardinetti. Poi abbiamo trovato la nostra strada con le esperienze del Male, di Cuore, fino alla televisione. Mi ritengo un privilegiato perchè faccio un lavoro che mi piace, mi diverte e mi dà da vivere”.