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Video News 04/11/2015

Milano – Una sorta di osmosi tra due grandi movimenti come il Pop e la Minimal Art, all’insegna di una singolarità che ora brilla finalmente di luce propria. La mostra che la Fondazione Prada a Milano dedica a Gianni Piacentino, artista torinese classe 1945, è un’occasione di valorizzazione di un lavoro creativo molto particolare. E il curatore della mostra, Germano Celant, parla di un artista che ha scelto una sua strada personale.


“La lettura che cerchiamo di dare tramite la Fondazione Prada – ci ha detto – è di un altro tipo di strada, perché non era né pop né minimal né arte concettuale, ma un momento di isolamento che è anche comune all’arte californiana. C’è tutta questa passione per i veicoli, gli aeroplani, le motociclette, che una generazione ha vissuto da Easy Ryder in avanti”.


E così sui due livelli del Podium dello spazio milanese, riallestiti in maniera sorprendente, si possono ammirare dei veicoli che inneggiano al mito della velocità e all’eleganza del design ma che, da veri oggetti d’arte, mantengono una sostanziale e magnifica inutilità. Ma anche una forte carica di suggestione, se volete, filosofica ed esistenziale. “La strada – ha aggiunto Celant – come condizione di vita e non la struttura minimale o pop”.


Nel percorso, che si snoda cronologicamente a ritroso nel tempo, si respira anche il forte senso di Piacentino per la storia dell’arte, dai rimandi quasi mitici al Futurismo, al dialogo con figure chiave come Donald Judd o Sol Lewitt, pur mantenendo sempre una chiara distinzione, “all’insegna di una uscita assoluta dall’imperfezione e dalla casualità del fare arte”. E in tal modo la mostra della Fondazione Prada diventa una grande occasione di riscoperta. “La rilettura – ha concluso Celant – ha questo senso di scoperta, per cui abbiamo investito, di un protagonista dell’arte italiana che ha avuto una funzione internazionale, ma non è stato riconosciuto”.


Fino al 10 gennaio 2016 c’è ora la possibilità di dare un senso a questo riconoscimento e di provare ad allargare la visione sulla storia dell’arte negli ultimi decenni.