Roma – Genio dell’arte, maestro dell’espressionismo astratto, ma anche grande amante della natura e della cucina, legate per lui da un rapporto indissolubile. “Dinner with Jackson Pollock: Recipes, Art & Nature”, in mostra al Complesso del Vittoriano fino al 22 giugno, esplora questo lato meno noto della vita del famoso artista americano, e rivela come abbia influenzato anche la sua pittura, in apparenza così lontana dal mondo “reale”.
Nel 1945 Pollock si trasferì con la moglie Lee Krasner , anche lei pittrice, nella località rurale di Springs, Long Island, a 150 km da New York. Erano attratti dalla natura quasi vergine del luogo, ma non solo per i paesaggi meravigliosi.
Il padre di Jackson Pollock, LeRoy, era contadino e aveva trasmesso al figlio un grande amore per la natura: “Il segreto del successo è concentrarsi sulla vita…sulle piccole cose della natura, insetti, uccelli, fiori, foglie…più ne apprendi, più potrai apprezzarle e trarre dalla vita il massimo della gioia e della felicità”, scriveva LeRoy Pollock al figlio sedicenne nel 1928.
A Springs Jackson e Lee pescavano pesci e crostacei, lavoravano l’orto, e cucinavano cene a cui Lee invitava grandi artisti e mecenati di New York, come Peggy Guggenheim, Clement Greenberg e Alfonso Ossorio.
Robyn Lea, fotografa e curatrice della mostra, legata alla pubblicazione dell’omonimo libro edito da Assouline: “Lui amava cucinare soprattutto il pane, e le torte… ha vinto il primo premio alla Fisherman’s Fair. Secondo me c’è un link fra il il modo in cui lavorava con le mani per fare il pane e come si muoveva per fare i quadri. E’ interessante capire anche il link fra la tecnica molto precisa per fare il pane e la sua tecnica di costruzione precisa dal punto di vista artistica”.