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Umanizzare la nascita, alla Città di Roma è Open Day Ostetricia

Roma – Una giornata per ricevere informazioni, eseguire (gratuitamente) visite ed esami diagnostici, discutere degli aspetti sanitari e sociali legati alla maternità e ribadire l’importanza di un rapporto corretto e sereno tra coppie in attesa e ospedali, in un momento nel quale la cronaca porta spesso alla ribalta casi di “malasanità”. E’ l'”Open Day Ostetricia” della struttura ospedaliera Città di Roma, che ha visto la presenza tra gli altri del ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin, come tappa di un tour dedicato alle best practices a favore delle donne e delle neomamme:


“Siamo venuti sul territorio di Roma per vedere come è applicato il parto indolore, l’epidurale, i programmi volti ad orientare verso il parto naturale donne che hanno già avuto un parto cesareo. Creando assistenza per la mamma sull’allattamento sia in fase di prenascita sia dopo”.


Sei gli Info-Points, con materiale informativo su analgesia epidurale, cesareo dolce, rivolgimento podalico, latte materno, donazione e conservazione delle cellule staminali, rooming-in e co-sleeping. Prima di una conferenza sull’umanizzazione della nascita e una sulla PIEB, nuova tecnica di analgesia epidurale praticata alla Città di Roma. Il punto nelle parole del professor Giorgio Capogna, primario della Città di Roma:


“E’ un parto naturale ma senza dolore e senza complicanze. Si può allattare immediatamente e partorire in posizioni non tradizionali, è questa la grossa novità. Ma accanto a questa c’è il cesareo dolce, cioè il portare a vivere il cesareo come se fosse un parto naturale, con il papà accanto, il bambino subito in braccio, il clampaggio tardivo del cordone ombelicale. Tutte cose suggerite dall’Unicef e dall’OMS che se messe in pratica fanno anche del cesareo un momento di alta umanizzazione”.


Umanizzazione nel segno comunque di un forte contributo da parte della ricerca scientifica, come conferma il direttore del Servizio prevenzione e protezione del Cnr, Gianluca Sotis, presente alla giornata.


“Il fatto che la ricerca venga a vedere quello che si fa nella pratica clinica è fondamentale perchè dietro queste nuove tecniche e nuovi modi di approcciare un evento c’è tanta ricerca di base e ce ne sarà anche dopo per verificare quanto tuttop ciò impatta nell’organizzazione sanitaria, anche relativamente all’aspetto rischio-beneficio”.