Sulzano – L’arte contemporanea è, ormai sempre di più, un’esperienza complessiva. E così la fruizione di un’opera come The Floating Piers di Christo sul lago d’Iseo comincia già in autostrada, sulla Milano-Brescia, dove anche la segnaletica luminosa parla dell’installazione. Quando poi si imbocca l’uscita di Rovato, ecco che si entra davvero nell’atmosfera e non importa se a Iseo i parcheggiatori danno informazioni contraddittorie e se non si capisce se le navette partano davvero. Quello che conta è arrivare a Sulzano e vedere con i propri occhi la folla che, anche dopo le 22, attende di camminare sull’acqua. Ancora non sanno, ma probabilmente in molti lo sospettano, che si tratta dell’ultima apertura notturna dei Piers e questo forse alimenta il desiderio di vedere con i propri occhi ciò che Christo ha osato immaginare e realizzare, proprio qui.
Ad accompagnarci sui Floating Piers c’era il direttore della Fondazione Brescia Musei Luigi DiCorato. “La cosa più incredibile – ci ha detto – è che tutto ciò è successo davvero, nel senso che c’è qualcuno che si è preso la responsabilità di fare in modo che accadesse, cosa che è veramente molto poco italiana, diciamocelo. Quindi il fatto che in Italia si sia deciso in tempi record di realizzare una delle più grandi opere monumentali degli ultimi 50 anni è un fatto che parla di un’Italia che ci piace un po’ di più di quella che di solito ci fa disperare”.
Un’Italia che si apre alle possibilità, nonostante le inevitabili polemiche che sempre e ovunque il lavoro di Christo porta con sé, e che scopre che il contemporaneo non deve necessariamente fare paura. “Il fatto che ci siano oggi più di 80mila persone che sono venute a fare questa esperienza straordinaria – ha proseguito Di Corato – dovrebbe farci riflettere, soprattutto su quale è il senso della cultura, su come la cultura può effettivamente creare sviluppo per il nostro Paese e su come a volte siamo così elitari da non capire che bisogna anche avere il coraggio di andare verso i bisogni, verso le sensazioni, verso le emozioni che chiunque ha voglia di provare, anche rispetto a un’opera d’arte che non si presenta come tale”.
Come si presenta dunque? Come una struttura viva, che diventa parte del panorama del lago d’Iseo, che non ha timore di stendersi accanto a bancarelle o tavolini da festa paesana, e che, soprattutto, riesce a coinvolgere – cosa più unica che rara dalle nostre parti – persone di ogni tipo. “Tutto ciò è talmente straordinario ed eccitante – ha concluso Luigi Di Corato – che però ha messo in crisi il sistema dei trasporti, che ha messo in crisi la logistica, che crea non pochi problemi alla sicurezza e ai nervi degli amministratori. Ciononostate le persone sono felici, sono pacifiche, sorridono, si divertono. C’è un bellissimo clima, una specie di Woodstock del contemporaneo… E questo è veramente inimitabile”.
Inimitabile come, a un certo punto nel mezzo della notte, intuire che quella chiatta che passa lenta accanto al molo arancione è proprio quella di Christo che, silenziosamente e nel buio, veglia sul suo lavoro. Come ha fatto, nell’ultima notte di apertura dei Piers, anche la Strawberry Moon.