Milano – Alla fine ce l’ha fatta; ha scandagliato in lungo e in largo la superficie della cometa 67/P “Churyumov-Gerasimenko”, confidenzialmente detta “Chury”. L’idea di abbandonare in solitudine il suo compagno d’avventura proprio non le andava giù e così, poco più di un mese prima di mettere fine alla sua vita schiantandosi sulla cometa, la sonda dell’Esa Rosetta ha scovato il lander Philae, “accometato” il 12 novembre 2014 e del quale si erano perse le tracce da più di un anno.
Il 2 settembre 2016, l’occhio elettronico ad alta risoluzione Osiris di Rosetta, che si trovava a un’altezza di circa 2 km e 700 metri dalla superficie, ha individuato Philae, incastrato in un crepaccio sul libo più piccolo della cometa, dove si era fermato dopo aver rimbalzato almeno un paio di volte dopo l’atterraggio a causa di un malfunzionamento degli arpioni di ancoraggio.
Le foto, come si vede in questo ingrandimento, mostrano chiaramente il corpo del robottino e le sue tre gambe e si vede che si trova in posizione “sdraiata” e piuttosto in ombra, motivo per cui è stato difficile riuscire a ricaricare le batterie e comunicare con il centro di controllo.
Averlo ritrovato, in ogni caso, è molto importante per gli scienziati perché ora si sa con precisione a quale terreno e a quale zona si riferiscono i campioni analizzati i cui dati sono stati inviati sulla Terra nei 3 giorni di funzionammento di Philae prima del black out.