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Palermo, denunciò gli estorsori: ora lo Stato mi ha abbandonato

Palermo – “Io voglio rifare l’imprenditore e mi rivolgo al ministro Alfano che dia un segnale forte in questa terra, che lo Stato c’è ed è vicino a chi denuncia”.


Si dice solo e abbandonato dallo Stato Ignazio Cutrò, imprenditore agrigentino che 12 anni fa trovò il coraggio di denunciare i suoi estorsori, divenendo testimone di giustizia. La sua azienda, chiusa nel 2014, ha accumulato otre 560mila euro di debiti e, per l’esasperazione, Cutrò si è presentato davanti alla Prefettura di Palermo minacciando di darsi fuoco.


“La mia azienda, prima delle denunce, era sanissima – ha detto l’imprenditore – avrebbe superato qualsiasi crisi. Non ha chiuso per crisi ma ha chiuso per insofferenza e burocrazia dello Stato”.


Il testimone di giustizia ha spiegato di non aver ancora ricevuto la certificazione che gli garantirebbe di accedere alle agevolazioni previste dalla legge antiracket e che, fino ad oggi, non è stata presa in considerazione dal Viminale. E per questo ha ribadito il suo bisogno di giustizia al ministro dell’Interno.


“Mi ridia la mia azienda e dia un futuro ai miei figli che hanno perso tutto… In cuolo alla mafia”.