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Iraq, a passeggio per Baghdad con l’uomo anti-bomba

Baghdad – Le cronache degli ultimi anni e Hollywood ci hanno abituato a scene come questa, tratta dal film “The Hurt Locker”. Operazioni di sminamento da parte di artificieri militari che non esitano a mettere a repentaglio la propria vita per mettere in sicurezza le zone calde in teatri di guerra, come l’Iraq. E proprio a questo tipo di personaggi si è ispirato il giovane artista 20enne Hussein Adil che ha realizzato questa opera d’arte vivente – un uomo in tenuta anti-bomba – per denunciare, attraverso di essa, la violenza nella quale è cresciuto.


“Questa è una vera e propria performance – ha spiegato – e consiste nel passeggiare per le strade di Baghdad e fare le cose di tutti i giorni indossando questo equipaggiamento. Il progetto è il risultato degli attentati e del conflitto in Iraq, nonché della paura che ho provato nel sentire diverse esplosioni intorno a me”.


Accompagnato dall’artista, un suo amico, vestendo l’uniforme, ha girato per i quartieri parlando con la gente, a volte incuriosita a volte impaurita, ordinando un caffé o guardando le vetrine.


Hussein ha avuto l’idea nel 2015, quando un’autobomba ha ucciso il suo amico giornalista Ammar. Pochi giorni più tardi un sogno premonitore gli ha permesso di salvare la vita del padre e di alcuni amici, da quel momento ha deciso di esprimere la sua angoscia e combattere la violenza attraverso l’arte.


“Lo scopo di questo progetto, le cui foto saranno presto esposte in una mostra – ha continuato il giovane artista – è spiegare alla gente la situazione critica nella quale viviamo. Ho voluto far vedere che è questo che potremmo diventare un giorno a causa delle circostanze attuali”.


Ognuno, secondo Hussein, potrebbe essere costretto a difendere la propria incolumità fisica vestendosi in questo modo in una città come Baghdad, bersaglio di centinaia di attentati con autobomba negli ultimi anni, anche più volte al giorno.


Decine di migliaia di civili sono stati uccisi e molte persone, tra cui Hussein, vivono con la paura costante di un rigurgito di violenza, sempre dietro l’angolo.