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Queen, l’assolo di “Bohemian Rhapsody” batte Led Zeppelin e Pink Floyd: la classifica dei lettori


Pochi giorni fa abbiamo celebrato i 51 anni di “Bohemian Rhapsody”, provando a spiegare perché il capolavoro dei Queen tra loro. Dalla struttura completamente fuori dagli schemi alla voce di Freddie Mercury, sono tanti gli elementi che hanno reso questa canzone praticamente immortale.


Ce n’è però uno che merita un capitolo a parte: l’assolo di Brian May in “Bohemian Rhapsody”. Dura relativamente poco rispetto ai quasi sei minuti del brano, ma è diventato uno dei momenti più riconoscibili dell’intera carriera dei Queen. E per migliaia di appassionati di chitarra è addirittura il migliore mai registrato.




Brian May, l’assolo di “Bohemian Rhapsody” votato il migliore di sempre


Nel 2022 Guitar World pubblicò una classifica dedicata ai 50 migliori assoli di chitarra della storia, costruita sulla base dei voti dei lettori della rivista. Al primo posto finì proprio Brian May con “Bohemian Rhapsody”.


Un risultato tutt’altro che scontato, considerando la concorrenza. Alle sue spalle c’erano assoli diventati monumenti del rock come quelli di “Stairway to Heaven” dei Led Zeppelin, “Comfortably Numb” dei Pink Floyd ed “Eruption” di Eddie Van Halen.


La particolarità dell’intervento di Brian May è che non punta soprattutto sulla velocità o sull’esibizione tecnica. Arriva dopo la parte più intima della canzone e accompagna “Bohemian Rhapsody” verso il passaggio successivo, trasformando la chitarra quasi in una seconda voce.


È breve, melodico e immediatamente riconoscibile. Proprio questa capacità di essere memorabile senza risultare eccessivo lo ha reso uno degli assoli più amati di sempre.


Perché l’assolo di Brian May è diventato così iconico


Uno dei segreti è il suono della Red Special, la chitarra costruita da Brian May insieme al padre e diventata inseparabile dalla sua identità musicale.


In “Bohemian Rhapsody” il timbro della chitarra emerge senza mai sembrare scollegato dal resto del brano. L’assolo non interrompe la canzone, ma ne diventa una parte narrativa fondamentale.


Ed è probabilmente per questo che, nei concerti, il pubblico riesce quasi a “cantare” quelle note insieme a Brian May come se fossero un vero ritornello.


“Bohemian Rhapsody” rischiava di non uscire come singolo


Il primato ottenuto dall’assolo assume ancora più valore pensando ai dubbi che accompagnarono inizialmente il brano.


La durata di quasi sei minuti rappresentava un problema enorme per gli standard radiofonici del 1975 e c’erano forti perplessità sulla possibilità di pubblicare una canzone così lunga e così lontana dalle strutture tradizionali.


Freddie Mercury, però, era convinto delle potenzialità del pezzo. Una copia arrivò al dj Kenny Everett, che iniziò a trasmetterla più volte in radio, contribuendo a creare grande curiosità intorno ai Queen.


Il pubblico diede ragione alla band: “Bohemian Rhapsody” raggiunse il primo posto nel Regno Unito e vi rimase per nove settimane consecutive, trasformandosi in uno dei brani più importanti della loro carriera.


“Bohemian Rhapsody”, 51 anni dopo il successo continua


Il riconoscimento ottenuto dall’assolo di Brian May è soltanto uno dei tanti conquistati da “Bohemian Rhapsody” nel corso degli anni.


A più di mezzo secolo dalla pubblicazione, la canzone continua a essere celebrata, ascoltata e riscoperta da generazioni diverse. E in mezzo alla voce di Freddie Mercury, ai cori operistici e a una struttura che sembrava impossibile da portare in radio, restano quei pochi secondi in cui Brian May entra con la sua chitarra e rende immediatamente riconoscibile il suono dei Queen.