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Queen, 40 anni dal concerto che fece la storia: Freddie Mercury a Budapest


Il 27 luglio 1986 i Queen segnarono un momento epocale esibendosi al Népstadion di Budapest, superando le barriere storiche della Cortina di ferro e della Guerra Fredda. L’evento registrò un’affluenza straordinaria, con 80mila persone sugli spalti e 45mila all’esterno, giunte anche dopo lunghi viaggi dalla Polonia e dalla Russia. Fu il primo grande gruppo rock occidentale a suonare in uno Stato comunista, tre anni prima della caduta del Muro di Berlino.



I Queen a Budapest, il concerto di Freddie Mercury che fece la storia


L’impatto fu tale da spingere il governo ungherese ad approvare una produzione cinematografica senza precedenti che, tra riprese da terra e panoramiche in elicottero, documentò sia l’energia del palcoscenico sia i cinque giorni precedenti trascorsi da Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon alla scoperta di Budapest.


A quarant’anni di distanza, il film torna nelle sale cinematografiche dal 7 ottobre, con un restauro visivo in 4K curato da Peter Jackson. Successivamente, dal 6 novembre, uscirà la colonna sonora ufficiale.


La scaletta dello show fu concepita con tutti i grandi classici, fino al trionfale trittico finale con We Will Rock You, Friends Will Be Friends e We Are the Champions. Il momento più intimo fu l’interpretazione di Tavaszi szél vizet áraszt, canto tradizionale ungherese intonato da Freddie Mercury leggendo il testo sul palmo della mano. La sua esecuzione ispirò un gigantesco coro, trasformando il titolo, che significa “Il vento di primavera soffia sulle acque”, nella metafora perfetta di un disgelo umano tra Ovest ed Est.



Quello dei Queen a Budapest, però, non era stato il primo concerto Oltre Cortina di una band occidentale. Il 13 aprile 1967, The Rolling Stones, sfidando le perplessità sia di Mosca sia del regime polacco, riuscirono a fissare due show a Varsavia. Non potendo esportare valuta, la band accettò di farsi pagare in rubli e con un vagone ferroviario pieno di vodka.


Fu uno dei primi veri shock culturali del rock dietro la Cortina di ferro. Poiché i biglietti erano stati per lo più distribuiti ai figli dei burocrati di partito, oltre 10.000 giovani privi di tagliando assediarono l’edificio. All’interno, Keith Richards affrontò i funzionari di partito, chiedendo a gran voce di far entrare i ragazzi rimasti all’esterno.



Da Billy Joel a Bruce Springsteen: il rock oltre la Cortina di ferro


Tra le date che hanno segnato la storia c’è anche quel luglio-agosto 1987 di Billy Joel, che, sfruttando il clima di apertura della Glasnost’ promossa da Michail Gorbačëv, portò il suo spettacolo nell’URSS per una serie di sei date, con diretta radiofonica e televisiva.


Oppure il 19 luglio 1988, quando Bruce Springsteen si esibì in Germania Est al velodromo di Radrennbahn Weißensee. In tedesco disse al pubblico: “Sono venuto a suonare rock’n’roll per voi, con la speranza che un giorno tutte le barriere vengano abbattute”.


Il 28 settembre 1991, pochissimi mesi prima della dissoluzione dell’Unione Sovietica, il festival Monsters of Rock portò a Mosca colossi dell’heavy metal e dell’hard rock come Metallica, AC/DC, Pantera e The Black Crowes per un raduno oceanico e gratuito, con una stima di oltre 1,6 milioni di giovani. L’esercito e le forze di sicurezza sovietiche, schierati per controllare la folla, finirono per togliersi i berretti e festeggiare insieme ai ragazzi sotto il palco.


Infine, nell’aprile del 1985, i Wham! divennero la prima pop band occidentale a esibirsi in Cina, con due concerti a Pechino e Guangzhou.



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