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Freddie Mercury, l’ultima richiesta ai Queen: Brian May svela cosa voleva negli ultimi mesi di vita


Negli ultimi mesi di vita Freddie Mercury aveva ormai capito che il tempo a disposizione era poco. Ma, invece di fermarsi o trasformare quel periodo in un lungo addio, fece ai Queen una richiesta molto semplice: continuare a scrivere canzoni per lui.


A raccontarlo è Brian May in un’intervista concessa a Sammy Hagar per Rock & Roll Road Trip su AXS TV e ripresa da Guitar Player. Il chitarrista ricorda un Freddie già molto malato, ma ancora completamente concentrato sulla musica. Mercury sapeva che probabilmente non avrebbe potuto vedere completati quei brani, ma voleva registrare tutto ciò che riusciva finché ne aveva la forza.




Freddie Mercury, cosa chiese ai Queen negli ultimi mesi di vita


Secondo il racconto di Brian May, Freddie Mercury disse ai Queen che non sarebbe rimasto con loro ancora a lungo e li invitò a portargli nuovo materiale da cantare.


Non servivano necessariamente canzoni già finite. Potevano essere idee, frammenti di testo, melodie ancora da sviluppare o semplici intuizioni musicali. L’obiettivo era uno solo: permettere a Freddie di incidere più parti vocali possibili.


I Queen fecero esattamente questo. Ogni volta che le condizioni di Mercury glielo permettevano, gli sottoponevano nuovo materiale e lui entrava in studio per registrarlo.


Brian May ricorda soprattutto l’atteggiamento con cui affrontava quelle sessioni. Freddie non voleva che la malattia diventasse il centro di tutto e non sembrava interessato a trasformare quel periodo in un addio drammatico. Voleva semplicemente continuare a lavorare.


A ricostruire il racconto è Guitar Player, che ha ripreso le parole di Brian May sulla fase finale della vita di Freddie Mercury.


Freddie Mercury non chiese ai Queen di fermarsi: chiese altra musica


È probabilmente questo il dettaglio più potente della storia. Di fronte alla consapevolezza che il tempo stava finendo, Freddie Mercury non chiese ai suoi compagni di interrompere tutto.


Chiese l’esatto contrario: più musica, più idee, più occasioni per cantare.


Un atteggiamento che oggi appare ancora più significativo, perché quelle registrazioni non rimasero semplici frammenti lasciati in archivio. Dopo la morte di Mercury, avvenuta il 24 novembre 1991, Brian May e Roger Taylor pensarono inizialmente che la storia dei Queen fosse arrivata alla conclusione. La band aveva sempre sostenuto che, se fosse venuto a mancare uno dei quattro membri, il gruppo non avrebbe potuto continuare nello stesso modo. Freddie, però, aveva lasciato qualcosa di molto concreto.


Da quelle ultime registrazioni nacque “Made in Heaven”


Mercury aveva registrato parti vocali, pianoforte e materiale sul quale gli altri Queen avrebbero potuto continuare a lavorare anche dopo la sua morte.


Quelle incisioni sarebbero diventate una delle basi di “Made in Heaven”, pubblicato il 6 novembre 1995, quasi quattro anni dopo la scomparsa del cantante.


Brian May, Roger Taylor e John Deacon costruirono nuovi arrangiamenti attorno alle parti lasciate da Freddie e recuperarono anche materiale precedente. Il risultato fu un disco realizzato in momenti diversi, ma unito da un elemento centrale: la voce di Freddie Mercury.


“Made in Heaven” comprende infatti non soltanto alcune delle ultime registrazioni della sua vita, ma anche brani più vecchi e rielaborazioni di pezzi provenienti dalle carriere soliste dei componenti della band.


“Made in Heaven”, il testamento musicale di Freddie Mercury


Per Brian May completare il disco fu un lavoro particolarmente emotivo. Significava tornare continuamente su quelle registrazioni e costruire nuova musica attorno alla voce di un amico che non c’era più.


Proprio per questo, oggi, il racconto delle ultime sessioni di Freddie Mercury acquista ancora più forza. Mercury sapeva che non avrebbe potuto controllare ciò che sarebbe successo dopo, ma aveva lasciato ai Queen abbastanza materiale per permettere alla band di scrivere ancora un ultimo capitolo della propria storia.


Non un addio tradizionale, quindi, ma qualcosa di molto più coerente con tutta la sua carriera: continuare a cantare finché fosse stato possibile.