Non sono solo belli da vedere. I girasoli, con i loro petali gialli che inseguono la luce, potrebbero diventare alleati preziosi nella lotta all’inquinamento del suolo. Dietro uno dei fiori più riconoscibili (e amati) si nasconde infatti una capacità sorprendente che la scienza studia da anni e che ora, forse, stiamo comprendendo meglio: quella di contribuire alla bonifica naturale dei terreni contaminati. Si chiama fitorisanamento e sfrutta il potere di alcune piante di assorbire sostanze inquinanti presenti nel terreno o nell’acqua. Tra queste, il protagonista è proprio il girasole comune, Helianthus annuus.
Il potere nascosto dei girasoli: come possono aiutare a ripulire i terreni contaminati
Il principio è semplice, almeno sulla carta. Alcune piante riescono ad assorbire metalli pesanti presenti nel suolo – come piombo, zinco, cadmio, nichel e arsenico – accumulandoli nei propri tessuti. Il girasole è tra le specie più studiate perché cresce rapidamente e sviluppa un apparato radicale esteso e profondo, capace di intercettare diversi elementi presenti nel terreno. Durante la crescita, questi vengono trasferiti nelle varie parti della pianta – radici, fusto, foglie e infiorescenza – dove restano immagazzinati. Con cicli ripetuti di coltivazione, la concentrazione degli inquinanti negli strati superficiali del suolo può diminuire in modo significativo, soprattutto nei casi di contaminazione lieve o moderata.
A confermare il potenziale di questa tecnica ci sono anche dati scientifici. Una ricerca pubblicata recentemente su PLOS ONE ha analizzato la capacità di Helianthus annuus di accumulare metalli pesanti in condizioni controllate. Gli scienziati hanno coltivato i girasoli in terreni con elevate concentrazioni di diversi metalli e hanno poi misurato quanto veniva assorbito dai vari tessuti della pianta utilizzando tecniche di spettrometria avanzata, con risultati sorprendenti.
Ma il fitorisanamento non resta confinato nei laboratori. In Australia, un progetto raccontato dalla University of Technology Sydney insieme alla University of Newcastle sta sperimentando sul campo l’utilizzo delle piante per ripulire un ex sito siderurgico a Newcastle. L’iniziativa, descritta nell’articolo “Plants to the Rescue by remediating contaminated soil”, coinvolge ricercatori del PhytoLab e partner locali per testare diverse specie vegetali, tra cui proprio i girasoli, in un’area fortemente contaminata da attività industriali passate.
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